Infatti a Modena mentre il Pd guidato da Massimo Mezzetti ha allestito un campo larghissimo, Fdi - traino della coalizione - non è riuscita a spostare di un centimetro il perimetro del centrodestra. Anzi, con il balletto della candidatura tra Negrini e Giacobazzi messo in campo per settimane, ha favorito la nascita di un polo 'centrista', guidato dalla professoressa Modena, sostenuta in primis da Gianpiero Samorì, che occupando perfettamente uno spazio lasciato (volutamente?) vuoto, ha ristretto il bacino di voti potenziali della coalizione Fdi-Forza Italia (soprattutto)-Lega.
Nessun dialogo con Azione (che pur altrove ha trovato sintesi fuori dal centrosinistra), nessun 'acquisto' nel campo dei critici Pd (il corteggiamento nei confronti di Francesca Maletti attraverso l'ipotesi mai in campo di Paolo Cavicchioli non ha prodotto nulla), nessuna vera volontà di costruire una lista civica forte all'interno della coalizione, nessuna solida rete imprenditoriale capace di sostenere - anche economicamente - la campagna elettorale.
Questo immobilismo di Fdi provinciale ha portato a due mesi e mezzo dal voto ad avere un candidato sindaco, Luca Negrini, mortificato nel suo entusiasmo e nella sua volontà di provarci, ad ogni costo. Perchè, con queste condizioni, arrivare al ballottaggio è impresa titanica, nonostante tutto l'impegno e il sincero coraggio del 33enne candidato. Nonostante la sua tenacia nel tentare fino alla fine di recuperare il tempo perso, moltiplicando le ore della giornata per provare a regalare a Modena un'alternanza della quale ha bisogno per definirsi davvero 'democrazia compiuta'. Qui non è solo Davide-Negrini che sfida il Golia Massimo Mezzetti, ma è Davide con le mani e i piedi legati messo davanti a un Golia in armatura e con una squadra pronta al suo fianco. Insomma una sfida difficile ma non impossibile un anno fa (come dimostrato dalla storica vittoria nel collegio di Modena di Daniela Dondi, che non a caso Negrini vuole sempre al suo fianco) è stata trasformata, concedendo solo due mesi e mezzo a Negrini, in una missione da supereroi.
Ebbene, se questo quadro è certamente demoralizzante per una fetta di città che attende da 8 decenni una alternanza vitale, getta comunque basi non positive anche in vista delle Regionali 2025. Per quell'appuntamento i vertici bolognesi del partito della Meloni, Galeazzo Bignami in testa, a differenza di quanto accaduto per le amministrative a Modena, stanno lavorando da mesi. Il progetto è ambizioso, ma non impossibile. La regia di Bignami non sta lasciando nulla al caso: memore della lezione subita dalla Lega con Lucia Borgonzoni, il candidato sarà un civico in grado di allargare il campo (il nome che in queste settimane rimbalza con più forza è quello di Elena Ugolini), verrà dato spazio a una squadra legata alla società civile non di facciata ma in grado di allargare davvero il consenso e già da ora si sta sfruttando la concreta possibilità di successo per rassicurare mondi storicamente non di centrodestra e per intercettare fiducia anche dalla galassia imprenditoriale che da decenni guarda al centrosinistra non certo per
Ma questo lavoro di tessitura regionale ha l'assoluta necessità di poter contare su basi provinciali già costruite e rodate proprio con le amministrative di giugno. Ecco, Modena, per le ragioni espresse in premessa, questa dote non sarà in grado di portarla alla causa di Fdi a Bologna. Del resto, si sa, vittorie chiamano vittorie e sconfitte chiamano sconfitte.
Giuseppe Leonelli

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