E così il campo larghissimo che si sta costruendo intorno al suo nome deriva non tanto da una sua richiesta, quanto dalla smania dei partiti di far parte della ormai quasi certa spartizione della torta all'indomani del voto del 9 giugno. Del loro travestirsi da stampella per soccorrere un candidato sindaco che correrebbe tranquillamente senza bisogno di aiuti.
Esempi estremi di questo desiderio di essere della partita dalla parte del quasi certo vincitore, sono il M5S e Azione. Ieri sia il partito di Conte che quello di Calenda, in due eventi diversi, hanno cercato di fare melina, di dire che l'accordo non è ancora raggiunto, che loro ci stanno pensando e che sono pronti ad andare da soli, qualora il programma e le alleanze non dovessero soddisfarli. Ma ormai la strategia è chiara: i 5 Stelle e i fedeli del duo Richetti-Calenda sosterranno in pieno Mezzetti e si ritroveranno seduti fianco a fianco, pur dicendo ogni male l'uno dell'altro.
Nessuna novità, la politica è sempre stato questo e negli ultimi anni, dopo le evoluzioni del governo giallo-verde divenuto giallo-rosso, le cose sono ulteriormente degenerate, eppure un po' di ingenuo stupore resta.
Certo M5S e Azione otterranno una sedia, ma rischieranno di perdere la faccia davanti all'elettorato al quale per anni hanno raccontato di voler fare opposizione durissima al Pd (nel caso dei 5 Stelle) e di non fare mai alleanze coi grillini (nel caso di Azione).
E sullo sfondo, prime vittime restano i modenesi. Perchè il punto è che, nonostante le caratteristiche positive di Mezzetti, egli rappresenta comunque il garante di un Sistema politico rodato, intangibile dal Dopoguerra. Un sistema che a Modena condiziona mondi economici, paralizza visioni culturali difformi, unisce in modo indissolubile enti che per loro natura dovrebbero essere autonomi.
Giuseppe Leonelli

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