Il nome di Cavicchioli difficilmente troverebbe resistenze in casa Lega o Forza Italia, ma al momento l'ex presidente della Fondazione pare non aver dato cenni di una reale disponibilità. La strategia di Fdi e di Michele Barcaiuolo, oggi deus ex machina della coalizione, sembra chiara: attendere settembre e lanciare l'ultimo appello alla propria prima scelta. Davanti a un sì si aprirebbe un serio problema anche in casa Pd, costretto a coprirsi al centro con un candidato forte. Ma se Cavicchioli dovesse rispondere picche? A quel punto a Fdi non resterebbe che puntare su un candidato di bandiera. Unici veri nomi in campo sono quelli di Luca Negrini, presidente cittadino, dell'avvocato Guido Sola, da sempre vicino al partito della Meloni, e della capogruppo in Consiglio Elisa Rossini. Difficile infatti pensare alla candidatura di Daniela Dondi che, in caso di vittoria, dovrebbe rinunciare a Roma mettendo a rischio il collegio uninominale alla Camera strappato al Pd.
Ovvio che, a differenza della strada che porta a Cavicchioli, un candidato di partito troverebbe più resistenze da parte degli alleati. Facile immaginare che al tavolo delle trattative Lega e Forza Italia portino loro proposte. In questo contesto non è esclusa una convergenza tra Azzurri e Carroccio sul nome del capogruppo forzista Piergiulio Giacobazzi.
Giuseppe Leonelli

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