Ma perché Righi s’è imbarcato in un’avventura nella quale di certo non si sarebbe mai imbarcato il suo predecessore Alberto Bellelli? Che in una situazione del genere sarebbe partito con un bobcat per andare di persona a scavare per posare l’elettrodotto, altro che opporsi.
I motivi sono due. Da un lato c’è la scappatoia legale, espressa chiaramente dalla sua assistente social Cecilia Caliumi su Facebook. Dove si legge che “comunque, i livelli sovraordinati potranno superare una posizione contraria del Consiglio”. Come a dire: sappiate che ci siamo già informati e qualcuno pronto per correggere la stortura c’è già. In realtà non è proprio così, perché per consolidata giurisprudenza i vincoli di esproprio per pubblica utilità sono comunque di competenza del Consiglio Comunale. Che in questo caso sarà presto chiamato di nuovo a esprimersi sulla questione. Con Righi che però potrà dire “è la conferenza dei servizi che ce lo chiede”, “è la Regione che ce lo chiede”, “è l’Europa che ce lo chiede”.
Poi c’è l’aspetto personalistico. Perché Righi, a differenza dei predecessori, non vede Carpi come un punto d’arrivo e non cerca di svolgere il compitino alla ricerca di un facile prepensionamento garantito dal PD. Ma vede Carpi come un trampolino di lancio in ottica nazionale.
E poco conta che altri comuni, come Sant’Ilario D’Enza, il fotovoltaico l’abbiano già bloccato con azioni concrete già supportate dal Tar, mentre lui magari manco lo farà davvero. L’importante è che per qualche settimana si parlerà solo di questo gesto. Con buona pace dei meloniani e del PD locale, costretti ancora una volta a inseguire abbozzando.
Magath


