non vogliamo abituarci a questa “normalità” che accettiamo perchè siamo persone sagge ed amanti della nostra salute e della salute del mondo. Non è che la normalità che avevamo prima del coronavirus andasse bene sempre ed a tutti ma contrastandola, per quanto nelle nostre possibilità, e vivendola, abbiamo costruito spazi nei quali abbiamo condiviso idee, modalità di accoglienza, socializzazione e condivisione di progetti e buone pratiche.
Naturalmente volontariamente. E questo continuiamo a fare. E non siamo eroi né abbiamo l'ambizione di diventarlo. Siamo volontari e ci prepariamo a fare, con le modalità richieste dalla situazione, quanto abbiamo sempre fatto: dare aiuto e supporto ai nostri concittadini che ne abbiano bisogno in collaborazione, sussidiaria, con gli organi di governo locale e nazionale, con associazioni presenti su tutto il territorio nazionale o con piccole aggregazioni di persone, di quartiere, di strada e qualche volta addirittura di caseggiato, come si vede bene in questi giorni, quando alcuni in minore difficoltà di salute portano spesa e medicinali ai loro coinquilini più anziani o in difficoltà o raccogliamo fondi per permettere a chi non può i giusti e doverosi tre pasti giornalieri.
Questo stiamo facendo in questo momento e questo continueremo a fare sempre con la stessa consapevolezza dell'utilità di quel che facciamo e con il sano egoismo di chi si mette a disposizione per fare bene a se stesso coinvolgendo chi come lui voglia appagare il proprio ego solidale facendo cose che gli piacciono e che, peraltro, accrescono il benessere comune ed il senso di comunità. Non starò ad elencare il numero di volontari che ogni giorno si mettono a disposizione per queste attività né c'è bisogno di dire che continua la raccolta fondi, beni di consumo e sangue per fare si che nulla manchi al benessere comune.
Mi preme invece di dire che così come siamo i volontari sono già pronti per la “seconda fase” che per il Volontariato ed il Terzo Settore sarà uguale alla prima: disponibilità, accoglienza e solidarietà. Ci aspettiamo solo che i nostri concittadini che abbiano voglia di investire su loro stessi, se lo vorranno, vengano ad accrescere il nostro numero e che i nostri interlocutori istituzionali non facciano mancare le risorse utili a consentirci di svolgere i servizi che ci richiedono di svolgere e che ogni giorno aumentano.
Angelo Fregni



