Opinioni Lettere al Direttore

'Io sono un albero infelice e vi racconto la Modena che vedo'

'Io sono un albero infelice e vi racconto la Modena che vedo'

Fuori città non c'è più campagna, gli uccellini si lamentano, qui noi siamo d'impiccio e ci bruciano, mi dica lei dove andremo a finire...


4 minuti di lettura

Caro direttore, 

si stupirà della provenienza di questa lettera. Sono un albero residente a Modena. Abito in un viale attorno al centro storico ed ho 55 anni. Ultimamente la mia vita è un po' infelice e quindi mi rivolgo a lei perchè lo racconti alla gente, so che lo fanno in tanti.

Vicino al mio tronco c'è una panchina e ogni tanto do una sbirciata. Tutte le mattine si siede un signore, di quelli che leggono ancora il giornale e sono informato delle cose che succedono intorno. E' dura da dire, ma a Modena non ci vuole più nessuno, salvo i nostri amici cani. Prima o poi ci faranno fuori tutti.  Il mio compagno di fila, targato 40, se non lo sa abbiamo una piastrina identificativa, è scomparso pochi giorni fa. Una sega elettrica se l'è portato via. Ho sentito gli operai che parlottavano tra di loro e dicevano: 'questo la tagliamo, ha un fungo vicino al tronco, chissà quanto pallet ne faranno...'

Il fungo se ne stava lì e faceva la sua vita e il 40 chissà quanto sarebbe campato.  E di seguito hanno continuato: 'Adesso li castriamo tutti'.

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Oddio che male quando ci potano noi.

Non so cosa sia questo pallet, ma di certo per noi non è una cosa bella.

L'anno scorso c'è stata la nostra festa, siamo orgogliosi perchè la nostra ricorrenza è nata prima di quella per la mamma. C'erano tanti bambini nel viale che ci hanno festeggiato. Hanno piantato degli alberelli al posto di quelli grandi ormai segati. I nostri nipoti alberi che erano tanto belli da vedere, dopo pochi mesi sono morti di sete, non gli davano da bere: è una brutta morte quella sa... Ma è così che va.

Negli ultimi tempi, direttore, l'aria è irrespirabile anche per noi. Emettiamo ossigeno, dovremmo essere il polmone verde, ma si fa fatica... Adesso mi hanno tagliato parecchie radici e non riesco a bere. Vicino al mio vecchio tronco stanno facendo un casotto in cemento al posto delle vecchie baracchine e lo chiameranno 'chalet del verde', mi scusi ma sono un albero italiano e non so le lingue. Dicono che ci voglione vedere sani e belli perchè valorizziamo il luogo: non è vero.

Stiamo intristendo tra il bitume e il cemento: lo dica ai suoi lettori che siamo infelici. Mi raccomando.

Un uccellino che vive tra le mie fronte mi ha portato una notizia.

Mi ha detto: 'Forse vi sostituiranno tutti, al vostro posto metteranno delle piante di plastica: sono più facili da accudire. I cinesi stanno già lavorando...' Ho ascoltato, ma secondo me esagerava. Eppure non si sa mai. C'è bisogno di parcheggi e un posto macchina vicino al centro rende molti soldi. Quelli con il giaccone colorato controllano, multano e scrivono molti foglietti che poi portano in Comune. Anche il signore con il giornale si lamenta del rumore delle betoniere e forse non verrà più. Intanto si sento sempre più spesso le sirene della Croce Rossa, forse trasportano gente che fa fatica a respirare. Ogni tanto mi sporgo di lato e là in alto vedo l'inceneritore. Io non me ne intendo, ma brucia tante cose. Arrivano tanti camion, mi dicono che vengono da fuori, forse dal Sud. Insomma, non si sa niente di certo a Modena. Poi l'aria è piena di polverine: ce ne sono di tutti i tipi.

Un tempo eravamo l'orgoglio della città. Noi alberi a Modena eravamo tanti. Ci piantavano ovunque: anche il costo delle case era in proporzione al verde: più era presente più esse contavano.

Poi cosa vuole, le mode passano: ora è il momento del cemento: gli amministratori comunali ci tengono tanto e fanno delle case vuote. 

Un albero certe cose non le può sapere. Fuori città non c'è più campagna, gli uccellini si lamentano, qui noi siamo d'impiccio e ci bruciano, mi dica lei dove andremo a finire...

Lei ci riesce a fermarli direttore? Sono rimasti in pochi a difenderci.

Un saluto rispetto e grazie.

Albero 42

No, caro albero 42 io non riesco a 'fermarli'. Ma volentieri do voce alla sua voce. Una voce infelice che è anche la mia. Ma non è detto debba sempre andare così. Le chiedo solo un favore: spinga le sue foglie un po' più un alto. E nella prossima lettera mi dica cosa riesce a vedere oltre l'inceneritore.  Mi dica, per favore, che profumo ha l'aria lassù e a che altezza bisogna salire per ricominciare a respirare. E a sorridere.

Giuseppe Leonelli

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