Caro direttore,
si stupirà della provenienza di questa lettera. Sono un albero residente a Modena. Abito in un viale attorno al centro storico ed ho 55 anni. Ultimamente la mia vita è un po' infelice e quindi mi rivolgo a lei perchè lo racconti alla gente, so che lo fanno in tanti.
Vicino al mio tronco c'è una panchina e ogni tanto do una sbirciata. Tutte le mattine si siede un signore, di quelli che leggono ancora il giornale e sono informato delle cose che succedono intorno. E' dura da dire, ma a Modena non ci vuole più nessuno, salvo i nostri amici cani. Prima o poi ci faranno fuori tutti. Il mio compagno di fila, targato 40, se non lo sa abbiamo una piastrina identificativa, è scomparso pochi giorni fa. Una sega elettrica se l'è portato via. Ho sentito gli operai che parlottavano tra di loro e dicevano: 'questo la tagliamo, ha un fungo vicino al tronco, chissà quanto pallet ne faranno...'
Il fungo se ne stava lì e faceva la sua vita e il 40 chissà quanto sarebbe campato. E di seguito hanno continuato: 'Adesso li castriamo tutti'. Oddio che male quando ci potano noi.
Non so cosa sia questo pallet, ma di certo per noi non è una cosa bella.
L'anno scorso c'è stata la nostra festa, siamo orgogliosi perchè la nostra ricorrenza è nata prima di quella per la mamma. C'erano tanti bambini nel viale che ci hanno festeggiato. Hanno piantato degli alberelli al posto di quelli grandi ormai segati. I nostri nipoti alberi che erano tanto belli da vedere, dopo pochi mesi sono morti di sete, non gli davano da bere: è una brutta morte quella sa... Ma è così che va.
Negli ultimi tempi, direttore, l'aria è irrespirabile anche per noi. Emettiamo ossigeno, dovremmo essere il polmone verde, ma si fa fatica... Adesso mi hanno tagliato parecchie radici e non riesco a bere. Vicino al mio vecchio tronco stanno facendo un casotto in cemento al posto delle vecchie baracchine e lo chiameranno 'chalet del verde', mi scusi ma sono un albero italiano e non so le lingue. Dicono che ci voglione vedere sani e belli perchè valorizziamo il luogo: non è vero.
Stiamo intristendo tra il bitume e il cemento: lo dica ai suoi lettori che siamo infelici. Mi raccomando.
Un uccellino che vive tra le mie fronte mi ha portato una notizia.
Un tempo eravamo l'orgoglio della città. Noi alberi a Modena eravamo tanti. Ci piantavano ovunque: anche il costo delle case era in proporzione al verde: più era presente più esse contavano.
Un albero certe cose non le può sapere. Fuori città non c'è più campagna, gli uccellini si lamentano, qui noi siamo d'impiccio e ci bruciano, mi dica lei dove andremo a finire...
Lei ci riesce a fermarli direttore? Sono rimasti in pochi a difenderci.
Un saluto rispetto e grazie.
Albero 42
No, caro albero 42 io non riesco a 'fermarli'. Ma volentieri do voce alla sua voce. Una voce infelice che è anche la mia. Ma non è detto debba sempre andare così. Le chiedo solo un favore: spinga le sue foglie un po' più un alto. E nella prossima lettera mi dica cosa riesce a vedere oltre l'inceneritore. Mi dica, per favore, che profumo ha l'aria lassù e a che altezza bisogna salire per ricominciare a respirare. E a sorridere.
Giuseppe Leonelli



