Molti colleghi stranieri se ne sono andati. Noi rimaniamo in prima linea. Ma vorremmo che una volta superato questo brutto momento la nostra categoria fosse apprezzata per quello che è. Ci alziamo nel cuore della notte, salutiamo i nostri bambini senza sapere se la sera potremo riabbracciarli, lavoriamo con qualsiasi tempo, se incontriamo un blocco stradale ci dobbiamo fermare a dormire in cabina anche se siamo a soli 10 km da casa perché sforiamo il tempo, i continui aumenti di pedaggi e le spese ci costringono a bilanci limati all’osso.
Rispettiamo le paghe dei dipendenti, che riconosciamo esigue e non proporzionate all’ impegno, ma dobbiamo fare i conti con mutui, fatture, contributi, accise, aumento dei pedaggi e decine di altri pagamenti. Chiediamo solamente che una volta passato questo difficile momento le richieste della nostra categoria siano valutate in modo adeguato. Noi stiamo facendo la nostra parte, in silenzio e coscienziosamente, non fermiamo l’economia e difendiamo l’Italia, rischiando la salute. Chiediamo che il nostro paese si renda conto della importanza del nostro settore e di conseguenza lo valorizzi adeguatamente.
Una domanda: cosa porterebbe uno sciopero del trasporto su gomma in questo delicato e fragile periodo?
In ultimo mi permetto di aggiungere che: le figure quali ministro dei trasporti o i rappresentanti in genere della mia categoria, dovrebbero quantomeno esercitare o aver esercitato la professione, in modo da potersi pronunciare in merito a un mestiere che solo chi lo vive è in grado di capirlo e valorizzarlo.
Samuele S.



