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Sanità, cambiare politiche regionale per ritornare alla eccellenza

Sanità, cambiare politiche regionale per ritornare alla eccellenza

Non ci vuole poi molto perché le attuali strutture funzioni al meglio dando al cittadino una assistenza mirata e tempestiva


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La Regione Emilia Romagna ha dimostrato negli ultimi anni una certa “incuria” e “cecità” nei riguardi di uno dei settori di eccellenza del territorio: la sanità.
Le cronache recenti hanno messo in evidenza più un’attenzione ai giochi di partito e di potere, piuttosto che alla salute dei cittadini. E’ ora forse di pensare a qualcosa che serva davvero perché il sistema sanità regionale ritorni ad essere un’eccellenza. Non ci vorrebbe poi molto, a patto che le forze politiche chiamate a regolamentare la materia abbiano a cuore i cittadini e nient’altro. Prendiamo ad esempio un Paese che, con la stessa popolazione della Regione Emilia Romagna, è riuscito a ottimizzare tempi e costi della Sanità.
-      La richiesta dell’uso di risorse tecnologiche in ambito diagnostico è andata crescendo in modo esponenziale. Si formano così liste di attesa sul territorio che provocano un fatale slittamento dell’utente verso il privato o verso l’ospedale attraverso lo strumento dell’emergenza, con il risultato di intasare all’inverosimile la struttura ospedaliera.
Israele ha affrontato da tempo questa problematica con sistemi innovativi e con ottimi risultati. In Italia tutto è subordinato ai contratti nazionali di lavoro fra medici dipendenti (ospedalieri) concertati con l’ARAN agenzia governativa, mentre per i medici di base (convenzionati) vi è un’altra Agenzia, la SISAC.
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Le due agenzie lavorano in tempi differenti e non comunicano fra loro e spesso i contratti stipulati non permettono sinergie fra ospedali e territorio. Al contrario in Israele il governo della Sanità coordina tutte le forze sanitarie: il sistema mutualistico eroga prestazioni sia verso il medico di famiglia sia verso l’ospedale e attraverso dei call-center organizzati viene evidenziato in tempo reale l’attività di ogni singolo medico (quante prestazioni giornaliere, quante visite a domicilio, ecc…) Allo stesso modo tutte le apparecchiature degli ospedali, dopo l’orario di lavoro sono a disposizione degli operatori che le fanno funzionare H24, eliminando praticamente le liste di attesa.

-      Un altro modo efficace per tamponare l’eccesso dei ricoveri e l’intasamento degli ospedali è la telemedicina. Tutti sanno che i pazienti che hanno più numerosi ricoveri sono quelli afflitti da scompenso cardio-respiratorio. In Israele con un controllo quotidiano a domicilio dei parametri fondamentali come peso, diuresi, valori pressori , elettrocardiogramma e esami di laboratorio teletrasmessi, è crollato il numero dei ricoveri potendo anticipare la terapia idonea prima che lo scompenso si aggravi.
-      C’è poi l’annoso problema dei Pronto Soccorso.
Bisogna ricordare che ogni anno in Italia 35 milioni di persone passano attraverso il PS. A Modena la situazione non è differente: i soli ospedali della città superano ampiamente le 130 mila prestazioni all’anno. E’ evidente un corto circuito fra ospedale e territorio che negli anni non si è mai risolto, anzi si è aggravato portando così i PS al primo posto fra gli scandali nazionali con fuga massiccia degli operatori. L’esperienza di tutti questi anni ha dimostrato il fallimento del tentavo di spostare una risposta urgente ad una richiesta di salute sul territorio. Intanto perché a Natale, Capodanno, Ferragosto, tutte le domeniche, sabato e festivi, il territorio smette di funzionare e il PS no.

In secondo luogo perché il PS è sempre aperto anche alle non urgenze che rappresentano l’80% dei casi trattati. E’ ampiamente documentato come la soluzione di attivare nei locali adiacenti ai PS una guardia medica del territorio possibilmente H24 abbia diminuito notevolmente la necessità di essere preso in carico dal sistema ospedale, dando finalmente al cittadino l’opportunità di essere visitato da un medico prima di ulteriori decisioni.
Ma a Modena anche in questo caso il perfezionamento di questo meccanismo ottimale per il paziente è stato bloccato da rivendicazioni sindacali e corporative.


Non ci vuole poi molto perché le attuali strutture funzioni al meglio dando al cittadino una assistenza mirata e tempestiva.
Ma a Modena altri problemi si sono presentati in questi anni di governo “cieco”: il problema degli specializzandi, la divisione prima e la riunificazione dopo dei due nosocomi, il centro trauma presente solo in uno dei due PS della città, la sicurezza delle strutture, ecc…
Ma questo ve lo raccontiamo un’altra volta.
 
Anna Beatrice Borrelli - RelArte
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