Caro direttore,
Ho letto con interesse la notizia dello smantellamento della ruota panoramica installata al Parco Novi Sad. Al di là della specifica vicenda, ciò che colpisce è la sensazione di una mancanza di visione più ampia da parte dell’amministrazione comunale rispetto al destino di quell’area.
Il Novi Sad è, sulla carta, uno spazio urbano ampio e potenzialmente molto bello, quindi naturalmente vocato alla fruizione pubblica. Nei fatti, tuttavia, è ormai da tempo percepito da molti cittadini come un luogo insicuro e degradato. Proprio per questo motivo, prima ancora di installare attrazioni o iniziative temporanee, era opportuno intervenire sulle criticità strutturali della zona.
In primo luogo, sarebbe necessario restituire sicurezza e decoro a un’area che quotidianamente viene occupata da persone che contribuiscono a renderla poco frequentabile per famiglie e cittadini. In seconda analisi, occorre investire seriamente nella manutenzione, nell’illuminazione e nella cura degli spazi verdi: non è raro imbattersi in zone dove arbusti e sterpaglie crescono indisturbati, contribuendo alla percezione di abbandono.
Un’ulteriore riflessione riguarda il Palamolza, struttura che nel tempo è diventata simbolo di degrado urbano. Una possibile soluzione potrebbe essere la realizzazione in quell’area di un presidio stabile delle forze dell’ordine, eventualmente trasferendo altrove le attività oggi presenti.
Un intervento di questo tipo contribuirebbe in modo concreto a restituire sicurezza all’intero comparto e a ridonare al modenese la voglia di frequentarlo di nuovo.Lo stesso discorso vale per l’autostazione e per molte pensiline degli autobus della zona, che troppo spesso si trasformano in rifugio per sbandati, spesso aiutati dalla scarsa illuminazione, scoraggiando di fatto i cittadini dall’utilizzare il mezzo pubblico.
La riqualificazione del Parco Novi Sad potrebbe invece passare da iniziative che valorizzino davvero lo spazio e lo rendano attrattivo: eventi culturali, concerti all’aperto nella bella stagione, momenti di aggregazione che restituiscano dignità e vitalità a un luogo centrale della città. Sarebbe anche un modo per rendere omaggio all'esponente più illustre di Modena, Luciano Pavarotti.
Per ridare vita a quell’area serve però un cambio di prospettiva: prima si mettono in sicurezza e si riqualificano gli spazi, poi si pensa alle attrazioni. In altre parole, si parte dalle fondamenta per costruire una casa, non dal tetto.
Con il vivo auspicio che il dibattito cittadino possa ripartire da qui, e che le risorse pubbliche vengano indirizzate verso un progetto serio di riqualificazione dell’intero comparto, la saluto cordialmente.
Giancarlo Messerotti Castelli



