Spettabile redazione,
Si sta discutendo del provvedimento con cui il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, ha disposto lo sgombero del campo rom nella zona TAV. È bene chiarire subito un punto: non è il provvedimento in sé a essere in discussione. Si tratta di una decisione che molti cittadini, tra cui la sottoscritta, ritengono doverosa, viste le criticità che da anni caratterizzano quell’insediamento.
Ciò che lascia perplessi è invece la tempistica. Lo sgombero è arrivato solo all’indomani della tragica e barbara uccisione di un’anziana donna, investita in auto da persone provenienti da quel campo. Un fatto gravissimo che ha tolto l'ennesimo tassello di civiltà al grande puzzle cittadino.
È singolare che oggi alcuni colleghi di partito del primo cittadino lo critichino: una polemica che appare quasi surreale. Al di là delle schermaglie politiche, tuttavia, resta una domanda che molti cittadini si pongono: perché non intervenire prima?
Le criticità di quella baraccopoli non sono certo emerse ieri. Sono problemi noti da anni, segnalati più volte da residenti, imprenditori e cittadini. Erano quindi ben presenti anche all’indomani dell’elezione dell’attuale sindaco. Eppure per lungo tempo l’amministrazione è apparsa sorda alle richieste di intervento. Lettere, segnalazioni e rimostranze sono arrivate da più parti e in più occasioni, senza produrre risultati concreti.
Un immobilismo che, a dire il vero, non rappresenta neppure una novità rispetto alle amministrazioni precedenti.Per questo appare quantomeno prematuro l’entusiasmo con cui alcuni salutano oggi questa decisione. Un provvedimento giusto resta tale, ma non cancella anni di inerzia amministrativa.
Soprattutto, non dovrebbe mai essere necessario attendere una tragedia perché si affrontino problemi noti da tempo. Governare una città significa prevenire, non inseguire gli eventi. Come ricordava Adriano Olivetti: “La politica è responsabilità verso la comunità”. Ed è proprio sulla responsabilità – e sui tempi con cui la si esercita – che oggi i cittadini sono chiamati a riflettere.
Teresa Berengario



