Una candidatura quella decisa a Roma per il collegio di Modena che si dimostra divisiva a sinistra ma che ha messo in subbuglio anche il mondo sindacale cittadino perchè Cisl e Uil sarebbero state tenute all'oscuro dei 'piani' romani.
Ma l'aspetto curioso è che la candidatura nei nostri collegi di Soumahoro ha mandato all'aria le scelte fatte dagli iscritti al Pd in apposite consultazioni, scelte che il segretario Solomita si era affrettato a magnificare definendo “di valore i candidati individuati e proposti, conosciuti e credibili, connnessi col territorio e le comunità”. Erano, oltre a Enza Rando, il presidente di Lega Coop Lusetti (il quale ha poi declinato), il direttore di Medicina di Baggiovara Pinelli, l'ex direttrice dell'Ausl Borsari, la sindacalista della Cgil Tania Sacchetti, la consigliera regionale di area cattolica Francesca Maletti, il parlamentare uscente Stefano Vaccari. Tutto inutile. Oltre alla Rando si è salvato Vaccari, responsabile nazionale delle feste dell'Unità, mentre ha suscitato polemiche e proteste l'eliminazione dell'uscente Giuditta Pini, modenese, nemmeno messa in lista.
E dei paracadutati di cinque anni fa ed eletti a Modena che ne è stato?
Scelte quelle romane che, oltre al mal di pancia e alle proteste in sede locale (specie dei circoli del Pd che hanno discusso inutilmente i candidati da proporre per le liste), hanno generato le prime prese di distanza come quella della deputata dem Alessia Morani che ha rinunciato polemicamente al collegio lamentando che il Pd “sta scivolando a sinistra”, dopo l'accordo di Letta con Fratoianni, oppure quelli di Luca Lotti, Valeria Fedeli, Enzo Amendola, Emanuele Fiano, trattati male dai capi corrente o addirittura eliminati, come la 'nostra' Giuditta Pini.
Un malumore che era già emerso negli ultimi tempi sulla posizione ondivaga, incerta, contraddittoria del segretario Letta che aveva cominciato sbandierando un generico e mai precisato “campo largo”, poi miseramente fallito dopo la diserzione dei 5Stelle, fatto questo che lo aveva emarginato dalla scena
Insomma un fallimento su tutta la linea (negli ultimi giorni anche il naufragio della ‘operazione’ Chinnici in Sicilia per il ritiro dei 5Stelle) e l'emergere di una silenziosa ma dura opposizione interna a Letta (segnatamente da parte dalle correnti di Orlando e Franceschuni ma anche di Guerini e Zingaretti) per tutti i suoi tentativi politici falliti e per la evidente mancanza di una strategia politica credibile e praticabile, ma anche per una leadership dimostratasi via via sempre più debole e incerta che sembra avere un unico obiettivo: quello di essere “contro” qualcuno e non “per” qualcosa. Una mancanza insomma di un progetto e di un programma di governo che pone ora la Ditta con le spalle al muro: l'obiettivo non è più quello di vincere le elezioni ma quello di sopravvivere dopo il 25 settembre. Berlinguer dove sei?
Cesare Pradella


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