Spiace che l’assessore Annamaria Vandelli accusi la Soprintendenza di ritardo inaccettabile. Spiace perché se si valuassero i ritardi della Giunta di cui lei stessa fa parte sarebbe un confronto perdente per lei. La Vandelli, infatti, lamenta il presunto ritardo del parere della Soprintendenza alla Conferenza dei Servizi sul Sant’Agostino, dove partecipano Comune, Provincia, Fondazione e Soprintendenza stessa. I primi tre enti sono influenzati o guidati dal sindaco Muzzarelli ma il quarto, la Soprintendenza, vuole e deve decidere in autonomia. Per questo l’’assessore Vandelli ha criticato pubblicamente la Soprintendenza. Valutiamo allora la Giunta Muzzarelli con lo stesso metro dei ritardi accumulati.
Vediamone solo alcuni:Non di mesi ma di decenni é il ritardo dell’intervento sulla «fascia ferroviaria», che si estende immediatamente a nord dei binari. Un’area da cui la Giunta diceva dovevano scaturire le… “magnifiche sorti e progressive” di Modena.
Ancora, da anni non viene rimosssa un’enorme rotonda inutilizzata di via Emilia est, realizzata dalla cooperativa CMB con materiale tossico, pericoloso per l’uomo e l’ambiente
Storico é poi l’abbandono del Rotore di via Canaletto, ormai ridotto a un grande rudere abbandonato che Comune definì «fulcro per il quartiere». Quel rudere ora rappresenta la metafora di una zona in degrado, sociale e materiale.
É poi di almeno vent’anni il ritardo del promesso recupero della vasta area dell’ex Mercato bestiame, così come dell’area contigua della Prolatte, ridotta oggi ad una discarica a cielo aperto
E Piano della mobilità? La Giunta lo promise entro il 2017, poi entro il 2018, vedrà la luce nel 2019, nel 2020?
Che dire poi del ritardo della Giunta nel ridare minima funzionalità a SETA, un’azienda trasporti che ha il record degli “autobus alla fiamma”, le cui porte sono chiuse col fil di ferro?
Ma il ritardo più grave di tutti é quello del modo di pensare della Giunta allo sviluppo urbano, un modo che è fermo agli anni ’70. Si continua, infatti, ad espandere la città a sud senza interessarsi del recupero dei 17 mila alloggi inutilizzati, costruiti soprattutto negli anni ’50 e ‘60 e mai ristrutturati.
Questo ultimo macigno è il più pesante ritardo che grava su Modena e, non per caso, anche di questo si parlerà la sera dell’8 novembre alla Palazzina Pucci nel Laboratorio urbano dell’associazione di cittadini Modena Volta Pagina.
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