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Il rebus delle moschee: il caso Sassuolo

Il rebus delle moschee: il caso Sassuolo

Non è accettabile che, per professare la loro religione (una delle monoteiste), debbano nascondersi in garage o costituire delle 'associazioni culturali'


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L’argomento è oltremodo delicato e presenta diverse e complesse sfaccettature. Quindi, partirò con alcune necessarie premesse: innanzitutto non ho letto la petizione promossa dal centro destra di Sassuolo; poi, convengo sul fatto che ciascuno può fare le petizioni che vuole, come altri hanno altrettanto diritto di confutarle.
Vediamo innanzitutto cosa prevedere la Costituzione italiana in merito alla libertà religiosa; gli articoli sono i seguenti e così recitano:
Art. 8 Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
Art. 19 Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.
Art. 20 Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione o istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.
Vediamo ora quali sono
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le religioni che hanno siglato un’intesa:
Unione delle Chiese cristiane avventiste del settimo giorno; Assemblee di Dio in Italia; Unione delle comunità ebraiche italiane e la successiva modificazione; Unione cristiana evangelica battista d’Italia; Chiesa evangelica luterana in Italia; Sacra Arcidiocesi ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa meridionale; Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni; Chiesa apostolica in Italia; Unione Buddhista italiana; Unione Induista italiana.
Di tutto e di più; si va da confessioni che annoverano, forse, qualche migliaio di adepti ad altre più numerose, ma che non potranno mai raggiungere i numeri della/e comunità mussulmana/e. Queste confessioni hanno ottenuto diversi diritti, dall’assentarsi dal luogo di lavoro per le loro festività, al partecipare alla “torta” dell’8 per mille.
Secondo il CESNUR, vivono in Italia, circa 1,67 milioni di musulmani stranieri e 493.000 musulmani italiani, il 3,6 per cento della popolazione.
Le ragioni per cui non è ancora stato raggiunta un’intesa sono molte: da una parte, ragioni oggettive come la frammentazione della comunità stessa, dall’altra, ragioni di tipo politico.
Ciò nonostante, come si evince dagli articoli riportati sopra, deve esse garantita la libertà di culto, senza limitazioni, né restrizioni, nel pieno rispetto delle leggi italiane.

Ma vi è una ragione ancora più profonda per valutare negativamente la petizione del centrodestra di Sassuolo.
Parliamo di circa 6.000 persone, su 41.000 abitanti, che, in gran parte lavorano, pagano le tasse, mandano i figli nelle nostre scuole. Non è accettabile che, per professare la loro religione (una delle monoteiste), debbano nascondersi in garage o costituire delle “associazioni culturali”. La loro integrazione passa anche attraverso il libero esercizio delle attività di culto. Se poi, qualcuno (i casi sono veramente pochi) ne approfittasse per fare qualche tipo di propaganda, venga giustamente sanzionato e rimandato a casa; ma questo non può essere un buon motivo per ostacolare la vita religiosa dei mussulmani.
Su una cosa, concordo con i promotori della petizione: no a grandi moschee con relativa grande concentrazione di fedeli; si a piccole moschee decentrate sul territorio, così come una volta accadeva alle parrocchie. A questo proposito, vorrei ricordare la mia dichiarata contrarietà alla chiusura di due chiese di Modena, quelle del Villaggio Giardino e del Villaggio Artigiano, per costruire quel mostro edilizio, costoso e di difficile gestione, che è la chiesa del Gesù Redentore.
Franco Fondriest
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