“Il partitone messo all'angolo”, come hanno commentato un pò tutti anche a sinistra. Da dove sono venute le critiche più crude nei confronti del segretario Letta, rimasto alla fine isolato per non essere riuscito a creare il tanto sbandierato 'campo largo' che alla fine è risultato una sorta di 'campo santo'. Ma tutto il vertice del Nazareno è stato messo sotto accusa dalla 'base' per non essere riuscito ad elaborare un progetto politico chiaro e una identità certa al Pd. E nessun aiuto pare essere venuto in termini elettorali dalle abituali feste dell'Unità quest'anno effettuate in piena campagna elettorale.
“Un partito senz'anima”, l'ha definito il politologo Luca Ricolfi che ha anche lamentato che sin dalla sua formazione il Pd “non si sia caratterizzato nè come partito socialdemocratico e nemmeno come partito liberaldemocratico”, nè carne nè pesce, insomma, che non ha convinto e rassicurato gli elettori che se ne sono allontanati.
Anche l'altro politologo bolognese ex diessino Gianfranco Pasquino non è stato tenero parlando di un “partito privo di cultura politica e di un precisa identità se non quella dell'ansia di restare al governo per esercitare il potere”. Pure il docente universitario Pietro Ignazi è stato severo affermando che “ci si è soffermati sui diritti civili e su jus soli ma non sui problemi sociali, quelli che interessano da vicino i lavoratori”.
Insomma, il non avere raggiunto il 20 per cento dei voti in sede nazionale, considerato il punto di sopravvivenza, ha messo in moto un vasto movimento interno con la comparsa improvvisa di almeno cinque-sei candidati alla segreteria al posto del perdente Letta: la De Micheli, il sindaco di Pesaro Ricci, il sindaco di Firenze Nardella, l'attuale vice segretario Provenzano e presidente e vice presidente della Regione Emilia Bonaccini e Schlein che, secondo alcuni commentatori, invece di alimentare un dibattito interno sui contenuti, non farebbe che aggiungere confusione di lunguaggi e giochi di potere da parte delle correnti interne.
C'è infine da registrare alcune bocciature clamorose che hanno ulteriormente innervosito e reso incandescente il dopo elezioni al Nazareno: quella di Monica Cirinnà e di Marcucci a Roma, di Cottarelli a Milano ma, soprattutto, quella
Insomma “un partito senza anima che ha esaurito la sua ragione d'essere”, come hanno aggiunto i vari Sansonetti, Cacciari, Padellaro, De Bortoli e, in sede locale, Santagata e altri, vittima della presunzione da primi della classe, del settarismo ideologico, della arroganza di un gruppo dirigente che anche per questi atteggiamenti insulsi di presunta superiorità politica, è stato duramente punito dal proprio elettorato.
Cesare Pradella


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