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Policlinico, il mistero degli specializzandi

Policlinico, il mistero degli specializzandi

Una analisi dell'ex direttore del Pronto Soccorso del Policlinico di Modena, Daniele Giovanardi


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I Policlinici Universitari, come tutti i grandi centri universitari al mondo, si reggono sul lavoro degli specializzandi. Anche in Italia è così, ma come al solito le leggi mal scritte portano opacità nel sistema. Sostengono, leggi e protocolli che il medico specializzando deve raggiungere alla fine dei cinque anni di corso un’autonomia operativa, essere cioè in grado di affrontare pazienti sempre più complessi e di assumersene la responsabilità.
Dicono anche, leggi e protocolli, che il medico specializzando non può essere sostitutivo di un medico strutturato.
Esistono allora all’interno di molti Policlinici due realtà operati- ve completamente diverse: se gli specializzandi agiscono all’interno dei reparti hanno grande autonomia decisionale, anche affrontando pazienti complessi; è presente all’interno dell’Ospedale un medico strutturato che può essere consultato in caso di necessità.

Se invece il paziente arriva dall’esterno per una visita nei diversi Pronto Soccorso (generale, ortopedico, ostetrico ginecologico, pediatrico, orl, oculistico, odontoiatrico) viene imposta per ogni singola visita la firma dello strutturato. Da tempo i Pronto Soccorso hanno difficoltà a riempire gli organici e spesso vengono assunti (a tempo determinato) colleghi neo laureati o specializzati in discipline lontanissime dall’emergenza tipo dermatologia o reumatologia.

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Questi colleghi affrontano da soli guardie impegnative mentre dopo la laurea, l’abilitazione e 5 anni di medicina d’urgenza, lo specializzando è considerato ancora studente.

Il 60% dei numerosissimi accessi ai Pronto Soccorso sono banalità, non si capisce proprio perché i casi più semplici non possano essere risolti in autonomia, con tanto di timbro e firma, dello specializzando.

Assistiamo così a decine di casi al giorno dove lo specializzando fa diagnosi tipo: crisi d’ansia, puntura d’insetto o distorsione tibiotarsica, ma non può dimettere e ventiquattro ore al giorno deve riferire ogni caso allo strutturato che dovrebbe rivalutare il tutto e firmare, rallentando in modo assurdo tutta l’attività. Nessuno si sorprende se con regole così prive di buon senso qualche volta appaiono moduli prefirmati da uno strutturato, comunque illegittimi; fenomeno che può essere contrastato solo responsabilizzando gli specializzandi.

Ricordo quando, constatato il silenzio della Direzione Generale, facemmo un esposto all’Ordine Professionale perché da una clinica in particolare, alla quale ci si rivolgeva per consulenza, tornava un referto firmato per esempio così: “dott Neri x prof Bianchi”. Dopo un certo periodo, per misteriose ragioni all’interno della clinica, il referto era firmato così: “x prof Bianchi”.

Dopo alcuni giorni la firma era unicamente: “x”

Un po’ poco per decidere, anche in base a quel referto, della sorte del malato.

Un altro prestigioso Direttore Sanitario, lo stesso dei comunicati stampa, alla richiesta scritta dei medici del Pronto Soccorso se erano accettabili referti firmati da specializzandi rispose, a voce, che dipendeva da noi, se dietro alla firma riconoscevamo un professionista attendibile potevamo accettarla, se non era così, rifiutarla.

In questo modo facciamo ridere di noi tutto il mondo.    

Daniele Giovanardi


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