Ma che ci azzecca?
La Via Aemilia, oggi strada statale 9, fu commissionata dal 'nostro' Marco Emilio Lepido, console, sulla linea che perpendicolarmente demarcava la transizione fra i terreni permeabili e quindi coltivabili ed abitabili, da quelli putridi, in cui l'acqua ristagnava rendendoli inospitali se non addirittura pericolosi per la salute. Non serve scomodare 'la Scienza' per scoprirlo: lo si insegna(va) fin dalle scuole dell'obbligo (foto sopra). Il drenaggio naturale offerto dal sottostrato costituito da inerti, principalmente concentrati sull'asse dei corsi d'acqua, ha reso tutta la fascia di alta pianura - asciutta ma ricca di acque di falda - ospitale fin da tempi antichi.

Le piogge di questi giorni, seppur abbondanti, non rappresentano una eccezione epocale: i valori sono in linea con la piovosità media storica del periodo a cavallo fra i mesi di ottobre e novembre. Davvero è la natura che si ribella oppure incolpare la volubilità di madre natura è solo retorica? Il sacrificio del sottosuolo sull'altare del miracolo edilizio avvenuto negli anni d'oro ha causato i morti e gli sfollati che oggi contiamo. L'alveo di un corso d'acqua di alta pianura, se privato oltremodo del proprio letto di inerti che ne conferisce una capacità 'ammorbidente' in virtù del connaturato effetto-spugna (vedere foto sopra), è trasformato in una condotta in pressione, all'interno del quale l'acqua in eccesso scorre impetuosa e tutto travolge. Questa è la fattuale asciutta verità scientifica.
Ed è qui che il nostro elefante entra nella stanza.
Tutti sanno, ma nessuno parla. Agli amministratori di oggi non resterebbe che rendere pubblico l'atto di dolore per i peccati commessi da predecessori avidi ed ignoranti, ed informare il cittadino che un parco fluviale può essere anche teatro di disastri. Ed invece no. A prevalere è ancora la retorica del rimboccatevi le maniche: è infatti molto più comodo dare la colpa alla presenza dell'uomo che non alle sue malefatte!
Ed intanto, perchè no, sbattiamo in prima pagina il coro di Romagna Mia intonato in mezzo al fango da chi ha perso tutto o quasi: tutto fa brodo!
Acardo Lugli
(1).jpg)

