“Troppo debole il ritorno alla crescita dell'Italia, dopo 10 anni di stagnazione, per fugare le incertezze. Solo, un solido e duraturo processo di crescita potrà tradursi in tenuta delle nostre imprese, in ripresa degli investimenti, in nuova occupazione e rilancio dei consumi.”
In estrema sintesi è questo il messaggio che le Associazioni imprenditoriali modenesi aderenti a Rete Imprese Italia – Confesercenti Confcommercio-Fam, CNA, e Lapam-Confartigianato - hanno lanciato ai candidati in vista delle Elezioni politiche 2018.
Riflessioni e proposte illustrate questa mattina in una conferenza stampa che anticipa l'incontro con i candidati previsto per il prossimo 26 febbraio.
Il quadro nazionale
l'Italia, nonostante le previsioni stimino per il 2018 una variazione positiva del Pil attorno all'1,5% (1,2%, nel 2019), rimarrà fanalino di coda in ambito UE. “A preoccupare – aggiungo ii presidenti delle associazioni imprenditoriali - è poi il fatto che tale crescita presenti delle ombre: buona parte delle nostre imprese fatica ancora ad intercettare l’inversione di tendenza che sta interessando a macchia di leopardo il Paese e ciò è dimostrato dall’andamento dei consumi e delle dinamiche occupazionali (sempre rapporti più a tempo determinato) che, a loro volta, confermano la debolezza della domanda interna. La vitalità a cui abbiamo assistito nel 2017, infatti, è stata sostenuta soprattutto da tre driver: export, investimenti, sostenuti dagli incentivi di Industria 4.0 e il turismo, interessato da un trend di crescita strutturale. Una ripartenza insomma legata a doppio filo all’evoluzione del quadro internazionale.”
Il nuovo Governo - hanno affermato i rappresentanti di Rete Imprese - dovrà riuscire nel difficile compito di avviare un profondo processo di riforma delle istituzioni, passando a politiche di sostegno alla crescita, facendo leva sulle PMI, motore dello sviluppo e dell’occupazione. Non è un mistero infatti l’handicap competitivo scontato dalla piccola e media impresa tra: costo del denaro e accesso al credito; peso e complessità di fisco ed adempimenti burocratici; costi dell’energia; lungaggini dei processi decisionali; lentezza della giustizia amministrativa e civile. Oltre alla necessità della revisione di alcune imposizioni Ue come la direttiva Bolkenstein.
“Va restituito agli imprenditori quel tempo prezioso sottratto da un’inutile e dannosa burocrazia – sostiene Mauro Rossi, Presidente provinciale di Confesercenti Modena e portavoce locale per il semestre di Rete Imprese Italia - ma anche la tranquillità necessaria per creare nuove opportunità di lavoro e di crescita economica.
La recessione da cui stiamo faticosamente uscendo e le mutazioni del sistema economico, hanno drasticamente impoverito il tessuto artigianale e commerciale.
“Se vogliamo che le nostre aziende possano competere sui mercati, semplificazione burocratica, competenze, processi decisionali veloci, regolamenti armonizzati, sono imprescindibili' – ha dichiarato Bruna Lami, Vice Presidente di Confcommercio-Fam Modena
Riteniamo dunque urgente intraprendere un percorso di ristrutturazione istituzionale che, a partire dalle fusioni dei comuni, semplifichi la vita a cittadini ed imprese, così da creare un ambiente sociale ed economico favorevole allo sviluppo d’impresa e rendere più competitiva la medesima in ambito sia nazionale che internazionale.
Perché i politici non propongono di diminuire l’imposizione fiscale sull’energia, liberando le imprese manifatturiere e aumentando di colpo competitività, posti di lavoro e ricchezza del Paese? – chiede Gilberto Luppi, Presidente generale di Lapam-Confartigianto di Modena e Reggio Emilia – Riteniamo fondamentale l’adozione di interventi sul piano energetico nazionale per favorire l’eco-innovazione, ma anche la riqualificazione energetica degli edifici strutturali d’impresa e rendere maggiormente accessibile il costo dell’energia che ora frena sviluppo e competitività. Così da porre le piccole e medie imprese italiane al pari di quelle degli altri stati membri. C’è forte necessita inoltre per il territorio di quelle infrastrutture viarie la cui importanza strategica è indiscutibile e che da troppo tempo sono in attesa di essere sbloccate. Inoltre, il sostegno ed il rilancio delle nostre PMI, continua a rivelare la sua natura quasi esclusivamente industriale. La trasformazione da Industria 4.0 a Impresa 4.0 è rimasta nella sostanza solo uno slogan. Discorso analogo per Le esportazioni: le PMI contribuiscono all’export nazionale per il 54,5%, il territorio modenese da solo, per il 2,9%. E’ necessario consolidare il loro ruolo anche in questo ambito.”
“Riteniamo indispensabile introdurre una soglia massima della pressione fiscale complessiva, nazionale e locale – prosegue Claudio Medici, Presidente provinciale di CNA Modena - Con circa 700 scadenze annuali, il fisco è oneroso anche dal punto di vista burocratico: 285 ore di lavoro, circa 60 in più della media UE. Un quadro, reso ancora più intollerabile dall’impressionante proliferazione di tributi, tariffe e gabelle locali che minano la capacità di fare impresa da parte dei piccoli sul territorio. L’IMU sugli immobili strumentali è costata nel 2016 ad imprese e lavoratori autonomi 9 miliardi e 700 milioni, circa la metà del gettito complessivo: cifra che conferma l’insostenibilità di questa imposta iniqua. Non si possono infatti trattare strumenti di lavoro che creano occupazione e ricchezza diffusa, come capannoni, laboratori e negozi, alla stregua di seconde case. Un’imposta controproducente visto che, costa più di quanto rende e rappresenta un ostacolo ad investimenti e creazione di occupazione. Se l’obbiettivo poi è quello di ridurre la disoccupazione e di incrementare il numero degli occupati, è necessario abbattere il costo del lavoro attraverso la riduzione del cuneo fiscale. I risultati? Costi minori per le imprese ed aumento della competitività e maggiore disponibilità economica per lavoratori e famiglie. Senza considerare la possibilità di nuova occupazione, specie tra i giovani.”
“Nel merito di ciò – concludono - va costruita un’effettiva convergenza tra Governo e parti sociali, perché è interesse di tutti avere un sistema Italia, snello, meno costoso e orientato alla crescita.”



