In questo modo i soci privati verrebbero ad assumere una netta maggioranza, cambiando definitivamente lo status di società a maggioranza pubblica dell' azienda. Con immediate conseguenze sugli affidamenti - su questo punto, al di là delle quote societarie, in assenza di un patto di sindacato erano già state espresse le perplessità del Tar. Ci saranno ovviamente da ridefinire i rapporti con le società satellite e consociate e ridefinire i loro affidamenti diretti.
Dal punto di vista della governance, Hera dovrebbe a questo punto ottenere se non la maggioranza del CDA una sostanziale parità. Lasciando magari la nomina del presidente, a elevato valore simbolico, ai comuni - tanto non è che gli ultimi presidenti siano dei politici. Ma con un netto depotenziamento dell'organismo collegiale, attraverso l'introduzione di un amministratore delegato quasi plenipotenziario. Il pubblico, per trasparenza e equilibrio, dovrà ovviamente nominare gli organismi di controllo e revisione. Ma gli indirizzi strategici verranno definiti necessariamente da Hera, che di certo non vorrà vedere svalutato il proprio investimento. In questo modo Aimag entrerà di fatto nella galassia Hera.
In teoria i comuni, con la diluizione delle quote, potrebbero vedersi ridurre la remunerazione del capitale. Ma visti i risultati degli ultimi dieci anni di gestione, nel medio termine questo potrebbe invece essere un' opportunità. Perché la netta riduzione del debito e una migliore gestione di Hera, oltre a una ridefinizione dei rapporti contrattuali con gli stessi comuni, potrebbero riportare utili e conseguenti dividendi. Di certo siamo di fronte all'ammissione del fallimento delle politiche degli ultimi 10 anni. E di questo qualcuno dovrà renderne conto.
Eli Gold

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