La polemica sulle candidature e sulle differenti scelte fra Carpi e Modena è tecnicamente motivata: perché Arletti e non Federica Carletti, che ha preso quasi 600 preferenze a Carpi? E perché Pulitanò e non il candidato sindaco nel capoluogo, Luca Negrini? Ma familismi e preferenze personali a parte, perché Arletti e Pulitanò, politicamente parlando, sarebbero candidature a perdere?
Perché la differenza fondamentale fra Pd e Fdi è proprio nella composizione delle liste e nella gestione dei voti. Nel Pd le candidature sono proposte a livello locale, con i territori che indicano i candidati scelti fra i migliori e più rappresentativi, e ratificate in assemblea. E fra gli otto candidati almeno 5 o 6 sono davvero molto competitivi e potranno giocarsi l’elezione. Invece in Fdi le candidature le decide il vertice, scegliendo – pare - su altre basi. E ancora prima di completare le liste il partito decide su chi far convergere tutti i voti. Come cinque anni fa è stato con Barcaiuolo, oggi sarà con la moglie.
Con l’ovvia conseguenza che per il Pd ogni territorio farà il massimo per supportare i propri candidati, tutti, raccogliendo molte preferenze anche non di area. E ognuno di essi investirà decine di migliaia di euro nella campagna, raccolti fra aziende e professionisti ben felici di finanziare il partitone.
Invece in casa Fdi ogni territorio farà il massimo per dirottare i voti di area verso il candidato scelto dal vertice, senza uscire dalla mezzeria. I candidati designati non dovranno spendere troppo, avendo già i voti del partito. Mentre i candidati riempilista non investiranno un euro nella campagna. E questo, assieme alla qualità politica intrinseca dei candidati, spiega il divario di 5/10 punti o anche più fra amministrative e politiche, anche se tenute lo stesso giorno.
Magath

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