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Pd, Sabattini grida il 're è nudo', ma ormai i cattolici sono damigelle del Sistema

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Parallelamente Sabattini è nel mirino per avere citato la bisessualità ostentata dalla Schlein. Un tabù ormai contrario quello sulla omofobia che impone di non sfiorare il tema. Il mondo Lgbt non si tocca: e chi lo tocca muore (politicamente)


Pd, Sabattini grida il 're è nudo', ma ormai i cattolici sono damigelle del Sistema
Una lettera inviata a una chat telefonica divenuta pubblica, un richiamo al pluralismo politico, un accenno amaro alla subalternità del mondo cattolico all’interno del Pd, un appello alla responsabilità verso gli elettori lanciato a Francesca Maletti e Giuseppe Boschini e una riflessione (nessuna offesa sia chiaro, ci mancherebbe) all’outing della vicepresidente Elly Schlein. Tanto è bastato per fare di Emilio Sabattini, ex presidente della Provincia, anima storica centrista nell’universo Dem, il simbolo del vecchio da mandare in fretta in soffitta.

Sabattini - ora presidente della società chiamata a realizzare la Bretella Campogalliano-Sassuolo (e su questo tanto si potrebbe dire) - è allo stesso tempo una delle ultime intelligenze brillanti nel desolante panorama politico locale. Ebbene, Sabattini - che pur nella campagna elettorale appena conclusa ha sostenuto convintamente e attivamente Bonaccini e il Pd - ha detto l’ovvio: l’anima cattolica Pd da sempre nella nostra provincia e in Regione ha giocato un ruolo ancillare rispetto alla sinistra. O meglio: rispetto al Moloch del Sistema di potere.
Nessun fuoco amico, una semplice analisi post-voto, a battaglia vinta. Una tesi così vera da essere sottoscritta - sempre ieri - dal noto economista Stefano Zamagni il quale ha sottolineato come Stefano Bonaccini abbia escluso dalla giunta l'area centrista, minacciando per questo addirittura una corsa solitaria dei moderati, oggi nell'orbita Pd (mondo Acli e non solo) alle comunali 2021 a Bologna.

Del resto nel 'principato autonomo' emiliano-romagnolo, nella roccaforte rossa per eccellenza (ma potrebbe essere anche verde, gialla o blu, perchè quel che conta non sono le idee ma i soldi da spartirsi nel giro collaudato) i fatti parlano da soli. Qui, nell'acquario politico dell'Emilia Romagna (il cui governo come ha detto Bersani, non a caso, è più importante di quello nazionale), gli ex Margherita che hanno fatto carriera nel Pd sono quelli che si sono adattati alle logiche ex Ds e che in fondo sono stati scelti dalla sinistra. Magari ribelli per qualche anno, nelle tempeste ormonali giovanili, poi totalmente schienati e supini rispetto alle logiche di chi conta. Foglia di fico utile a chi comanda a coprirsi al centro e per il resto totalmente funzionali al Sistema di potere 70ennale della nostra regione. Quelli (pochissimi) rimasti liberi e non sottomessi alle logiche dominanti, esclusi e visti come corpi estranei nel Pd da temere, peggio degli avversari veri, di quella destra strumentalmente etichettata come 'fascista'.

Logiche note a tutti, ma ora il salto di qualità è che nemmeno si possono più dire. Il processo verso il conformismo assoluto è completo. I cattolici nel Pd a Modena non solo hanno rinunciato a contare, ma hanno rinunciato alla loro stessa identità in nome di una malposta idea di ‘partito nuovo e diverso’, di 'natività Pd', ma in realtà unicamente in nome di pochi strapuntini politici gentilmente concessi dagli ex Ds. Hanno accettato tutto gli ex Margherita, dai temi etici a quelli economici mai hanno alzato la voce, e ora nemmeno hanno la forza di rivendicare parole lampanti come quelle di Emilio Sabattini che anzi viene attaccato anche dall’altro ‘grande vecchio’ ex Margherita, quel GianDomenico Tomei scelto da GianCarlo Muzzarelli come presidente della Provincia (a dispetto di Fabio Braglia) e divenuto così totalmente sistemico, pronto a tradire ancor prima del canto del gallo proprio Sabattini che è stato l'alleato politico di una vita (anche rispetto alla recente sfida con lo stesso Braglia).

Ma non è finita. Parallelamente si è alzato un fuoco incrociato dalla sinistra contro Sabattini per avere osato dire che - forse - affermare come prima dichiarazione, all’indomani della nomina alla vicepresidenza della Regione di essere bisessuale, non è esattamente un programma politico per Elly Schlein. E il ‘bigottismo’ non c’entra nulla. E nemmeno - questo è vero - va citato. Un tabù ormai contrario quello sulla omofobia che impone di non sfiorare nemmeno il tema. Il mondo Lgbt non si tocca: e chi lo tocca muore. E ogni altro ragionamento viene cancellato sull'altare del pensiero di genere corretto.

La verità è che Sabattini, coraggiosamente (ma nemmeno troppo trattandosi di una chat privata), ha gridato ‘il re è nudo’, ma ormai non vi è più nessuno col coraggio di aprire gli occhi per ammettere l’ovvio. Di fronte al re ormai vi sono solo cortigiani in attesa che dalla sua tavola, sia quella dell'Assemblea regionale o di qualche altro buffet minore, cada qualche briciola. Perché coi valori, il pluralismo e con le battaglie politiche (lasciamo stare il merito delle battaglie stesse) non ci si riempie la pancia.

Giuseppe Leonelli

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