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'Sant'Agostino, il logico esito di un progetto sbagliato'

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Progetto superato che con protervia e consapevolmente, è stato riproposto per ben due volte in evidente contraddizione con le leggi regionali e nazionali


'Sant'Agostino, il logico esito di un progetto sbagliato'

Si chiude in bellezza una delle più brutte e vergognose pagine politiche per Modena, mai ne ha visto di simili. Grande eco ha suscitato la recente notizia diffusa dalla stampa, la Gazzetta nel suo primo articolo sulla bocciatura del Sant’Agostino titolava in merito così: 'E’ l’ennesima beffa:tutto da rifare'.
L’ennesima di chi di grazia? Per la precisione e a dire il vero ad avere subito la “beffa” in tutta questa storia  scandalosa ultradecennale, è la città intera. Sono quasi quindici che si viene presi in giro.

Il sindaco non ha perso occasione per lanciare le solite accuse, agli imbalsamatori di sempre, poi incolpando questi e quelli, fra cui anche la Soprintendenza, di aver fatto della melina oltre a far spendere denaro inutilmente, il solito cliché noto oltre che menzogniero. E’ incredibile come si rovesciano le proprie responsabilità, e si continua a commettere errori a cui non viene dato valore anche se producono dei disastri. E quando una condotta simile proviene dalle figure istituzionali il danno è maggiore.

La comunicazione della “sentenza” emessa a metà aprile dalla Commissione ministeriale è stata ricevuta dal Comune e Fondazione il 2 maggio, ma avrebbero deciso di non renderla pubblica. L’atto, così si legge sulla stampa sarebbe stato preceduto da una seduta della commisione nell’ottobre scorso, dove già era evidente l’orientamento della non concessione sugli abbattimenti, come poi confermato.

Che il progetto fosse stato respinto era già cosa nota da mesi in certi ambienti bene informati cittadini, ancora lo stesso sindaco lo scorso 30 gennaio dalle pagine della Gazzetta anticipa già il verdetto con: il 'Sant'Agostino della Aulenti sta per essere messo da parte'. Stranissimo oltre che inqualificabile l’atteggiamento in merito del primo cittadino.
In quanto alla decisione di non aver comunicato l’esito del progetto da 110 milioni di euro in tempo reale? Il ritardo nell’informare la pubblica opinione, non solo getta altra ombra su un progetto che ne è saturo, ma la risposta al quesito è una sola: motivi elettorali.

Bene ha fatto a bocciare il progetto della Aulenti la Soprintendenza, come poteva d’altronde approvarlo? Non ha fatto altro che –onorare- le norme dettate dal Codice dei beni culturali.

Un progetto pasticciato, viziato dall’inizio di errori e vizi formali, e già cassato per illegittimità. A spada tratta e per oltre dieci anni si è insistito su un progetto offensivo dei principi di tutela dei beni culturali, e col pretestuoso trasferimento della Biblioteca Estense, se si fosse operato rispettando le regole vigenti oggi il recupero del Sant'Agostino potrebbe essere in parte cosa concreta!

Già la genesi dell’operazione nasce con il peccato originale, la vendita dell’ospedale dismesso alla Fondazione Cassa di Risparmio in cambio del denaro per realizzare il secondo Policlinico in quel di Baggiovara e così sgambettare l’Università, e il famoso 'Sistema Modena' si allarga, fino alla sanità.

La Fondazione in cambio dell’aiuto ottiene un controvalore importante, il trasferimento della Biblioteca Estense Universitaria e della comunale d’Arte Poletti.

Il progetto Aulenti con le sue svettanti torri vetrate, magazzini verticali per il milione di libri Biblioteca Estense, tanto ostinatamente sostenuto per ben tre mandati amministrativi, due dalla Giunta Pighi e uno dal sindaco Muzzarelli, viene arrestato nel 2015 dal TAR perchè illegittimo a seguito del ricorso promosso dalla associazione nazionale di Italia Nostra sezione di Modena. Per gli smemorati di turno, queste sono diverse le violazioni riscontrate.

  • Rilascio illegittimo del titolo edilizio dal Comune perché non tiene conto dei vincoli e delle leggi regionali in materia dei centri storici;

  • La costruzione delle Torri librarie e la copertura del Gran Cortile, oltre ad alterare la trama edilizia dell’immobile indebitamente ne aumentano le volumetrie preesistenti, inammissibili anche l’effettuazione di altri lavori di rilevante variazione dell’esistente, le famose demolizioni e ricostruzioni, in contrasto con le prescritte finalità di conservazione / recupero del bene e di salvaguardia dei suoi valori culturali; tradotto: gli unici interventi ammessi nel complesso ospedaliero interamente monumentale sono di carattere conservativo e di restauro scientifico;

  • Sanzionato inoltre per errato iter burocratico in quanto il progetto non fu sottoposto per l'approvazione all'organismo competente, ma alla sola dirigente Carla di Francesco. Quindi non c’era l’approvazione della Soprintendenza.

Inoltre nel 2013 magicamente sul Piano strutturale comunale appare intorno al Sant'Agostino un bel contorno rosso. Ma la variazione che avrebbe consentito la deroga alla Legge Regionale non è mai passata dal Consiglio comunale, e il M5S in proposito presentò un esposto in Procura, finora rimasto lettera morta.

Questi sono i fatti nudi e crudi. Tutto il resto oltre ad assomigliare alla famosa melina calcistica, sono solo 'chiacchiere e distintivo'.

La prima parte dell’affair Sant’Agostino si chiude con la solenne bocciatura del TAR, e i nuovi amministratori si sono sgolati nel tentativo si sminuirne la portata. Liquidata con dichiarazioni come: “non è entrata nel merito” ; l’assessora all’urbanistica così scrive della sentenza che viola tra l’altro il Piano regolatore vigente «le norme sono un pretesto, l’architettura (quella della Aulenti) ha regole altre da quelle che possono essere contenute in un piano …. è la qualità del professionista che fa la differenza [ …. ] … credo che la maggior parte dei cittadini ritenga che la produzione e continua modifica delle norme siano fastidiosi impedimenti, occorrono meno regole e più autorevolezza demandata alla professionalità».

Quanta superficialità (eufemismo) con cui anche in quell’occasione (e opportunità non colta) i nostri politici locali hanno interpretato il loro ruolo di amministratori della cosa e degli interessi pubblici.

Il testimone passa da Pighi a Muzzarelli e da Landi al nuovo presidente della Fondazione cassa Cavicchioli, alcuni mesi di riflessione e in piena estate annunciano il nuovo iter per il progetto. Viene ripresentato quasi tal quale, abolite le Torri librarie, e inquadrato in un “Accordo di programma”, una complessa procedura amministrativa che sfocia in una Conferenza dei servizi, che sterilmente si prolunga per un anno per il dissenso dell’ex Soprintendente  Malnati.

C’è una leggenda metropolitana che racconta una storiella molto simpatica e istruttiva, pare che il nuovo vertice della Fondazione, resosi conto delle enormi magagne del progetto Aulenti, dalla inutilità delle costosissime meccaniche Lame librarie, dal chiarissimo focus mattonifero e zero “contenuto culturale”, aveva anche accarezzato l’ipotesi di archiviare il tutto e rifare il progetto. Buttare tutto a mare? Il tempo trascorso è denaro, l’appalto milionario fermo e lo spauracchio delle penali, un progetto pagato fior di quattrini. Che fare? Il dilemma sulla questione tra Piazza Grande e Via Emilia centro è durato per un certo tempo, poi la soluzione che ha accontentato i due soci. Premesso che alla Fondazione il solo ruolo di proprietario e finanziatore del progetto gli stava stretto, ambiva al ruolo di promotore leggittimo della cultura. Detto fatto. La politica per non perdere la faccia garantisce che tramite l’Accordo di programma il progetto Aulenti si farà, e la Fondazione con l’operazione del Polo dell’Immagine ottiene la desiderata. Attraverso la famosa confluenza con la Fondazione Fotografia (nata con Landi, che si limitò a realizzare una collezione fotografica autoriale) e la privatizzazione dei pubblici istituti culturali: la Galleria Civica e il Museo della Figurina, riuniti oggi nella Fondazione MAV.

Mah, forse alla fine la storiella è veramente soltanto una leggenda.

La conferenza si chiude con un nulla di fatto, con l’approvazione surrettizia della Variante urbanistica ma non del progetto che spetta unicamente alla univoca autonomia della Soprintendenza. Al consiglio comunale vengono sottoposte delle delibere dubbie.

La Soprintendenza in exstremis si sottrae alla trappola della Conferenza dei servizi, in sostanza il tutto era stato congeniato in modo tale da annullare l’autonomia decisionale dell’organo periferico del MIBAC. Per semplificare, qualsiasi decisione della Soprintendenza in merito alle demolizioni e ricostruzioni previste nel progetto in esame, sarebbe stata messa ai voti, e chi sono gli aventi diritto di voto in quel consesso? Oltre alla Soprintendenza? Il Comune e la Provincia, fino a pochi mesi fa retti dalla stessa persona. Facile capire quale sarebbe stato il risultato.

In questa occasione chi perse le staffe fu l’assessora Vandelli, apostrofò la Soprintendenza così «Hanno contribuito poco o nulla , e si sono presentati qui senza fare i compiti. Un danno alla città e al privato; è inadempimento contrattuale».

Immediata fu la replica dell’ex Soprintendete Malnati. «Ricordo all’assessora Vandelli – che come è noto la Soprintendenza ha espresso ampio e motivato parere sul progetto – chiedendo nel corso del tempo una serie di approfondimenti di natura archeologica e analisi stratigrafiche sulle strutture ottocentesche, su parti architettoniche di edifici di cui veniva chiesta la demolizione. Chiamando in campo per ulteriori approfondimenti anche i comitati tecnici congiunti di Roma, i massimi organi tecnici del ministero». E comunque la Soprintendenza ha fatto la sua istruttoria sul progetto che prevede ampie demolizioni e ricostruzioni, più la copertura ‘removibile’ del Gran cortile, presentata alla competente commissione regionale ministeriale, che ha dato il via libera per la demolizione delle superfettazioni, dovrà decidere ora sulla Sala Celtica settecentesca. Non ci sono contratti a cui adempiere, c’è un Accordo di programma, un tipo di accordo politico firmato dall’ex ministro Franceschini e dall’ex segretario generale Antonia Pasqua Recchia. L’attuale soprintendente Cristina Ambrosini si comporterà nel modo che ritiene più opportuno, seguendo la legge e non per rispettare fantasiosi contratti».

Dopo l’ufficializzazione della decisione della Commissione regionale per il patrimonio culturale che boccia il progetto dell’archistar, è il caso di tirare una bella riga e ripartire da capo senza più usare mezzi e mezzucci.

Il danno arrecato alla città per tutti questi anni persi è enorme e il tempo perso è irrecuperabile. A proposito dell’Aulenti anche su questo punto c’è un’altra leggenda metropolitana, narra che gran parte del progetto sia opera della compagnia di banderia della Fondazione Cassa: la Politecnica e Ingegneri Riuniti, e che la grande Gae Aulenti si sia limitata al solo sigillo.
Sarà certamente anche questa un’altra leggenda , una grossa bufula, una fake news.

La chiusa 

Ieri la stampa riportava la replica del sindaco e un intervista al dottor Felicori. Nominato direttamente dal presidente Cavicchioli “regista culturale “ di Ago, invece di allinersi al fair play del suo superiore, commenta lo stop ministeriale con «Annoto che talvolta le giustificazioni appaiono esili». Non possiamo che ascrivere il direttore in quella folta schiera e scuola di pensiero che invece di prendere doverosamente atto delle sentenze, le interpretano. Giustificazioni esili? L’ottemperanza alle leggi Costituzionali da parte di un organo istituzionale, da servitori dello Stato?

Il sindaco nella sua replica dice che si va avanti col progetto culturale, e che hanno appaltato per 17 milioni il recupero dell’ex Ospedale Estense. Da quasi da intendere che quei milioni provengono dalle casse comunali e della Fondazione cassa, arrivano dal precedente governo e non per fare l’avvocato del diavolo, poi confermati dall’attuale. Nella sua risposta c’è una chicca, anche se gli intenti forse erano quelli di infliggere una stoccata che alla fine suona come una ripicca, è questa: «Segnala che c’è un problema: I fondi per ammodernare e mettere in sicurezza la Biblioteca Estense non ci sono e che dovrà trovarli il Governo». Si ammette che non ci sono le risorse per la Biblioteca Estense, e il quesito ripetutamente posto da molti e sempre rimasto inevaso: Con quali risorse, e dove sono gli impegni del ministero per valorizzare e ampliare la Biblioteca Estense? Paradossale che fin dall’inizio della vicenda, il progetto architettonico e poi quello culturale sia stato incardinato, di cui la visione futura della biblioteca rappresenta il capisaldo principe, su un istituto che non ha mai avuto coperture. Tutto a un tratto rileva il problema.

Franca Giordano



Franca Giordano
Franca Giordano

Attenta, curiosa e frequentatrice del mondo artistico e culturale della città, lo seguo attivamente e con molto interesse nell’evoluzione dei suoi grandi progetti culturali.<..   Continua >>




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