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Tradimento M5S, dal Passante alla Bretella: ora cosa resta del sogno?

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La cosa che fa più male per chi credette nell'ultima non-ideologia politica, non è l'essere stati fregati, umiliati, presi in giro. E' non avere più una casa


Tradimento M5S, dal Passante alla Bretella: ora cosa resta del sogno?

E adesso cosa resta? Cosa resta di quella V di vittoria mostrata con orgoglio o, dai più puri, con sorridente timidezza?  Cosa resta di quella rivendicazione sedicente giacobina, intransigente, inflessibile? Cosa resta delle promesse di cambiare il mondo? Cosa resta oggi, in Emilia Romagna, delle speranze cullate sotto le 5 Stelle di Beppe Grillo?

I 5 Stelle al Governo hanno tradito tutto e tutti, le battaglie più importanti e anche quelle apparentemente minori, gli ideali e i valori. Tradita a livello nazionale la promessa di non fare alleanze, traditi i grandi capisaldi dal Tap all'Ilva, dalle Trivelle al Salva Carige, a livello regionale il voltafaccia più clamoroso è sul tema trasporti, una delle 5 Stelle grilline, un tema che ha le sembianze del minuscolo sottosegretario Michele Dell'Orco.

E' Dell'Orco, il 33enne perito chimico di Formigine divenuto parlamentare 5 anni fa e oggi braccio destro di Toninelli, la faccia del disastro 5 Stelle: suo il via libera a Bretella e Passante di Bologna due opere contrastate per anni con ogni sforzo dal Movimento che organizzò incontri, sit-in, viaggi in pullman e biciclettate alle quali lo stesso Dell'Orco partecipò in prima fila.
Ed è su Dell'Orco che ieri si è abbattuto il J'accuse totale del capo vero del M5S emiliano, quel Massimo Bugani socio di Rousseau e braccio destro Di Maio. Un discorso accorato e sincero in aula a Bologna col quale Bugani non ha nascosto nulla e ha parlato di sconfitta totale sul Passante. E in fondo di sconfitta totale del M5S, la cancellazione perenne della V di vittoria. Un canto del cigno quasi commovente, ma anche un discorso, fatto certamente in accordo con il premier Luigi Di Maio, col quale quel che resta dei vertici grillini si prepara probabilmente a scaricare definitivamente Toninelli e Dell'Orco.

E questo può essere. Ma la domanda è sempre la stessa: adesso cosa resta di quella V di vittoria? Al di là di quattro stipendi dei parlamentari e consiglieri eletti nelle varie Regioni, dell'opportunismo di una dichiarazione di facciata e dell'ultima interrogazione per giustificare il proprio compenso dorato, cosa resta? Resta la sensazione che forse sarebbe stato meglio che non fosse nemmeno mai iniziato quel sogno. Che la scintilla di un altro mondo possibile non fosse nemmeno stata accesa, perchè nei tanti che in quella scintilla hanno creduto, che quel sogno lo hanno coltivato con amore e sacrificio, con banchetti d'inverno e attacchi frontali in Consigli di periferia, ora resta una delusione incolmabile.

Una tristezza così profonda da non riuscirsi nemmeno a trasformare in rabbia. Che tutti i Dell'Orco al Governo facciano quel che vogliono, portino a casa il loro stipendio e vivano felici per sempre. Non importa. Quel che dovevano distruggere lo hanno distrutto, non possono fare ulteriori danni sul cadavere dell'utopia. Ora, la cosa che fa più male per chi credette nell'ultima non-ideologia politica, non è l'essere stati fregati, umiliati, presi in giro. E' non avere più una casa.

Giuseppe Leonelli


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