Un episodio che ha riportato drammaticamente al centro del dibattito la decisione, fortemente contestata, disposta dal 1 luglio dall'Ausl di Modena, di cessare il servizio del medico di emergenza territoriale per l’Alta Montagna. In questo caso, il soccorso è stato gestito inizialmente, e come previsto, dal solo infermiere a bordo del mezzo avanzato, in attesa dell’arrivo dell’automedica, giunta sul posto, stando alla ricostruzione, dati alla mano, si Vive coordinatore regionale di Forza Italia Antonio Platis, e non smentita dall'Azienda, 31 minuti dopo la chiamata al 118.
Secondo quanto dichiarato dall’Ausl, l’infermiere presente avrebbe comunque eseguito tutte le manovre previste dal protocollo e necessarie per tale contesto di emergenza. Tuttavia, il Sindacato Nazionale Medici (SNAMI) ha ribadito che la presenza da subito di un medico sul posto, e da un'equipe formata fin dai primi passaggi da almeno due operatori, forse avrebbe potuto portare ad una gestione differente di conseguentemente ad un altro tipo di esito. Pur riconoscendo la piena professionalità dell'infermiere che avrebbe appunto messo in campo tutte le procedure possibili, ma nell'alveo delle prerogative, seppur avanzate, di un infermiere.
'E' chiaro che la presenza del medico subito è fondamentale' - afferma la referente del Comitato.
Sul caso è intervenuta la Fials FILS Conf.S.A.L. già fortemente critica rispetto alla scelta del USL di eliminare presenze e attività dei medici di emergenza territoriale stanziati a Fanano anche a supporto del 118.
Giuseppina Parente, referente della Segreteria Provinciale - Modena parla di 'morte annunciata'
'Non più tardi di venti giorni fa avevamo segnalato con forza che la scelta di ridurre i presidi sanitari e di indebolire il servizio di emergenza territoriale avrebbe potuto compromettere gravemente la sopravvivenza dei cittadini, esposti in particolare alle patologie tempo-dipendenti. La tragedia che si è verificata ne è una drammatica conferma: una signora avrebbe potuto essere salvata, ma l'intervento tardivo dell'automedica ha reso vano ogni tentativo. Il ritardo nei soccorsi si è tradotto in una perdita irreparabile.
Da qui una serie di interrogativi posti da Fials: 'Chi risponderà giuridicamente di questa omissione? Chi pagherà per una scelta organizzativa che ha messo in pericolo la vita delle persone? La Regione continuerà a depauperare un territorio vasto e complesso come quello dell'Alto Frignano, privandolo di risorse essenziali per la tutela della salute?'
'Noi di FIALS Modena lo avevamo detto chiaramente: i rischi erano concreti e inaccettabili. Le linee guida internazionali, il buon senso e soprattutto la nostra esperienza quotidiana di operatori sanitari lo confermano. La decisione di togliere il medico dal team di emergenza che deve garantire l'assistenza ai cittadini dell'Appennino modenese si sta rivelando una scelta sbagliata e pericolosa. Non possiamo permettere che altri cittadini paghino con la vita decisioni politiche miopi.
Gi.Ga.



