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Soccorso su malore a Fanano, Snami: 'La spiegazione dell'Ausl non regge. Con il medico subito oggi potremmo forse raccontare una storia diversa'

Soccorso su malore a Fanano, Snami: 'La spiegazione dell'Ausl non regge. Con il medico subito oggi potremmo forse raccontare una storia diversa'

Il presidente Roberto Pieralli analizza e critica la ricostruzione dell'azienda sanitaria sull'intervento in emergenza a Trentino di Fanano: 'Ribadiamo che un solo infermiere non può bastare, e le ragioni per giustificarlo non sono corrette'


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'Se anziché un solo infermiere e soprattutto se anziché dopo 31 minuti, un medico fosse stato presente subito, o quantomeno nei tempi dell'infermiere, ovvero 12 minuti, oggi forse potremmo raccontare un'altra storia, rispetto a quella grave che ci troviamo purtroppo a raccontare'.
Sono parole che fanno pensare e riflettere, nel momento in cui stiamo parlando della vita di persone o comunque dell'esito di situazioni di emergenza che potrebbero essere fatali o fortemente invalidanti, quelle del referente regionale Snami Roberto Pieralli. Soprattutto alla luce della spiegazione fornita dall'Ausl sull'accaduto in replica alla segnalazione e denuncia del Vicecoordinatore regionale di Forza Italia Antonio Platis, e nelle settimane immediatamente successive alla discussa cessazione, disposta dall'Ausl dal 1 luglio, della presenza e dell'attività dei Medici di Emergenza Territoriale che fino a tale data garantivano la presenza della figura medico stanziale a Fanano a servizio per l'alta montagna, a supposto della rete 118 in caso di codici rossi. Figura che, venendo meno, ha lasciato il posto sul mezzo cosiddetto avanzato di emergenza alla presenza del solo infermiere chiamato a gestire le prime manovre di emergenza in attesa dell'arrivo, se ritenuto necessario per gravità delle condizioni del paziente, dell'auto con medico a bordo in partenza da Pavullo e dell'elicottero per il trasporto all'ospedale.
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'Nella nota dell'Azienda Ausl - afferma Snami - si leggono affermazioni che hanno lasciato perplessi, molti medici dell’emergenza. In particolare, si fa riferimento a un presunto “codice rosso base” che avrebbe giustificato l’invio del solo mezzo di soccorso infermieristico. È bene ricordare che la classificazione “codice rosso base” non esiste nella normativa nazionale di codifica degli interventi di emergenza e appare come una creazione locale, priva di fondamento giuridico e clinico: o si tratta di un codice Rosso, o di un codice Giallo. Il nostrano 'codice rosso base' è invenzione locale e non si comprende bene a cosa serva se non ad ulteriormente centellinare le poche risorse realmente avanzate disponibili, rischiando, come in questo caso, di sistematizzare un ritardo di intervento medico. L’AUSL sostiene inoltre che il mezzo infermieristico sarebbe stato in grado di “attuare tutte le manovre rianimatorie avanzate”.


'Fatto tutto il possibile? Si, ma nei limiti di ciò che un solo infermiere può fare'

È doveroso precisare come l’infermiere intervenuto abbia certamente operato con professionalità, tempestività e correttezza in “tutto' quello che poteva ed era in grado di fare”, mentre pare impossibile che un operatore solo possa aver attuato quell'indifferenziato “tutto” che si intende semplicisticamente ed omniacomprensivamente accreditare in quanto le procedure eseguibili da un singolo operatore presentano ovvi limiti strutturali rispetto alle possibilità di risposta di un’intera équipe medico-infermieristica.
Questa narrativa deve essere smentita con decisione e immediatezza: basti pensare alla intubazione endotracheale rispetto a posizionamento di presidi di ventilazione extra glottici, alla somministrazione di farmaci “protocollati” rispetto a eventuali farmaci diversi decisi dopo valutazione diagnostica e prescrizione medica, alla prescrizione di precisi parametri di ventilazione meccanica o manovre chirurgiche se necessarie, etc…etc… tutti casi in cui la possibilità di risposta dell’ Equipe con Medico risulta diversa rispetto che può fare un equipe con un solo infermiere.
È evidente che un solo operatore non possa contemporaneamente garantire gestione vie aeree, accessi vascolari, aspirazione dei farmaci, monitoraggio, somministrazione farmaci etc… dovendo procedere inevitabilmente “una cosa alla volta”. Il trattamento dell’arresto cardiaco, infatti, non si riduce ad un semplicistico massaggio cardiaco, accesso venoso con adrenalina e ventilazione con presidio sovraglottico: comprende anche e soprattutto, caso per caso, la ricerca e la correzione delle potenziali cause reversibili dell’arresto, attività che richiedono la presenza del medico d’emergenza e di un’équipe completa che raccolga anamnesi, attui valutazioni semeiologiche e ipotesi diagnostiche immediate cui conseguono i trattamenti del caso.
Per questo servono le equipe intere, e servono subito o il prima possibile, su questo si fonda la risposta all’emergenza, checchè ne dicano certi luminari appostati dietro le scrivanie.


Preallertare l'automedica anziché attivarla

Ancora più grave appare la scelta organizzativa su una patologia FHQ (First Hour Quinquet) di preallertare l’automedica anziché inviarla subito, nonostante la classificazione di “codice rosso” per insufficienza respiratoria. Questo ha comportato che sebbene avvicinatasi, il medico dell’automedica di Pavullo sia arrivato sul paziente comunque oltre 30 minuti dopo la chiamata, un tempo inaccettabile in una situazione critica. E se fosse rimasto il medico a Fanano? Forse si poteva veramente parlare in tempi contenuti di quel 'tutto' e di quell' “attuare tutte le manovre rianimatorie' non solo 'avanzate' ma tutte le manovre rianimatorie 'possibili' rese dall'equipe medico-infermieristica. Basta vedere i tempi di percorrenza per rendersi conto delle differenze. Comunque, fa riflettere che, come si legge dalla stampa (e come confermato nella nota dell'Ausl), la ripresa del circolo sia in questo caso avvenuta solo dopo l’intervento dell’automedica.


Evento sentinella

Stupisce inoltre la dichiarazione aziendale secondo cui il caso non rientrerebbe negli eventi sentinella. Al contrario, il Protocollo Ministeriale indica chiaramente tra gli eventi sentinella il “grave danno conseguente a non corretta attribuzione del codice triage in Centrale Operativa 118”. È evidente che la creazione di un “rosso base” – non previsto dalla normativa nazionale – abbia comportato una sottostima della gravità e un ritardo sistemico dell’intervento medico, con potenziale conseguenza grave per il paziente. Infine, ricordiamo che gli stessi indicatori ministeriali di appropriatezza per le patologie tempo-dipendenti (tra cui l’insufficienza respiratoria) prevedono come trattamento adeguato, proprio secondo il ministero della salute, l’invio immediato di un mezzo avanzato con équipe medico-infermieristica e non il solo equipaggio infermieristico.

I punti e le richieste dello Snami Emilia-Romagna

Alla luce dell'analisi e delle considerazioni espresse il sindacato chiede che il caso sia correttamente segnalato al Sistema Nazionale degli Eventi Sentinella; ribadisce che nessuna riorganizzazione locale può introdurre classificazioni o procedure in contrasto con la normativa nazionale; sottolinea la necessità di garantire ai cittadini, anche in montagna, la stessa tempestività e qualità di soccorso avanzato prevista per tutto il paese.

Il sistema 118 - conclude - è un pilastro di sicurezza pubblica. Ridurlo a un gioco di etichette locali, su idee personali di alcuni dirigenti e funzionari, o a compromessi organizzativi significa esporre pazienti e operatori a rischi evitabili e non c’e’ da stupirsi che molti operatori in questo contesto non vogliano più operare.
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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