Comprensibile la soddisfazione della professoressa Modena. Appena un anno fa aveva ricevuto Sangiorgi nel suo studio (foto sopra) e della innocenza del collega era sempre stata convinta.
'E' venuto a trovarci Massimo Sangiorgi con sua moglie - scriveva l'8 giugno 2019 -. Si è affacciato: due grandi baffi, emozionato, magrissimo, non dimentichiamo che ha avuto un infarto durante il nostro processo, da cui è uscito bene perché si è fatto fare l'angioplastica da mani esperte a Milano. Dopo 7 anni dall'evento che ha devastato le vite di 9 persone e delle loro famiglie, ha rimesso piede in quel Policlinico dove tutti insieme sognavamo di creare una grande Cardiologia. Troppo bravo, con una vision del futuro rara da possedere, troppo invidiato, troppo affascinante. Non voglio turbare nessuno. A Modena ci sono anche buoni cardiologi, capaci, basta solo informarsi bene e non farsi informare da terzi non del mestiere. Sangiorgi giovedì mi ha raccontato, e non sapevo, che dopo tanti anni, non riesce a dimenticare tornando a Modena, quando nel carcere di Sant'Anna era costretto a lavarsi i piatti nell'acqua del cesso e quando lo buttarono fuori senza soldi né telefono con un foglio di via con cui doveva presentarsi, erano le 11 di mattina, alla caserma dei carabinieri di Cassino entro mezzanotte. Lo caricò un automobilista, che lo riconobbe perché gli aveva salvato la vita. Così Sangiorgi ed io cominciammo una nuova vita simile, non più sul lavoro, ma nel regime cautelare, ai domiciliari per 2 mesi, poi io per due mesi anche in esilio, poi entrambi con l'obbligo per tre mesi di firmare tutti i giorni presso la caserma dei Carabinieri delle rispettive città'.
Un incubo che due anni fa si è chiuso per la Modena e
g.leo.



