Era il 1993 quando don Odoardo, dopo tanti anni a San Prospero, venne nominato parroco della 'sua' Bastiglia, il Paese dove era nato e cresciuto. Nel breve periodo che intercorse tra l'improvvisa morte del suo predecessore, don Franco, e la sua nomina, a Bastiglia celebrò la liturgia don Galasso Andreoli, altra figura nota e rimpianta nel modenese.
Nell'estate del '93 fu proprio don Galasso a dare l'annuncio dell'arrivo di don Odoardo ai bastigliesi: 'Siete stati fortunati' - disse dall'altare.
E oggi, a 30 anni di distanza, quelle parole risuonano nella loro verità. 'Don Odoardo è stato il buon pastore' - ha detto oggi il vescovo Castellucci, parole ribadite alla fine della Messa dal sindaco Francesca Silvestri. Un buon pastore che ha fatto festa nei momenti di gioia, che ha battezzato centinaia di bambini e che ha pianto accanto agli uomini e alle donne che a lui si sono rivolti per una parola di conforto nei momenti diffcili.
Un buon pastore accogliente e che non ha mai giudicato nessuno, che forse non era nemmeno in grado di pensare male di nessuno, perchè la sua idea di Dio era quella di un Dio presente e misericordioso e che relegava un ipotetico 'male' in un inferno inesistente. Lunare. Un Dio fatto uomo, piccolo e fragile, come tutti gli uomini e le donne che ogni giorno, balbettando, provano a tenersi per mano, ad abbracciarsi e a rivolgersi a lui sperando nella sua esistenza. Un sacerdote al quale oggi una intera comunità ha dato l'ultimo commosso saluto.
Giuseppe Leonelli


