Come riportato da Voce di Carpi qualche giorno fa Giovanni Taurasi, nell’ambito del ciclo di incontri “6S” alla birreria Nonno Pep di Carpi, avrebbe criticato la gestione del progetto di riqualificazione del “Biscione” – un fatiscente e male occupato complesso nella zona sudovest di Carpi, oggetto di un piano di acquisto e rifacimento del Comune. Critiche sacrosante: perché quel piano, in essere da diversi anni, stenta a decollare. Critiche composte, senza particolari implicazioni per l’avversario. Il classico “io avrei fatto meglio” che ogni candidato deve proferire in ogni campagna elettorale. La stampa ha ripreso le sue critiche e apriti cielo: sempre a mezzo stampa è partito il fuoco (amico) di sbarramento dei colleghi di partito: con Marco Reggiani, ex segretario del PD mai promosso assessore, a definire Taurasi uomo di destra; Mauro D’Orazi, Presidente del Consiglio, a dire che le uscite di Taurasi sarebbero dovuto al nervosismo per il fallimento dei suoi incontri, a suo dire poco partecipati; il sindaco Alberto Bellelli pronto a “convocare i dirigenti del partito” perché “Taurasi si pone in opposizione alla sua Giunta”.
E Righi? Zitto. A godere, nella testa del partito e forse anche nella sua, del vantaggio mediatico e politico ottenuto da questa mitragliata all’avversario diretto. Ma è veramente un vantaggio?
Evidentemente no. Perché i dirigenti della cordata di Righi hanno dimostrato che le primarie, nella loro testa, sono farlocche e già vinte. Sarebbe altrimenti assurdo definire inadatto il candidato avversario, per poi ritrovarselo come “capo” della coalizione. Lo scopo è quello di spaventare i potenziali elettori di Taurasi e forse far desistere lo stesso Taurasi. Il tutto nel perfetto solco della scuola PCI-PDS-DS che alle primarie del 2014 aveva puntato all’umiliazione dell’avversario Roberto Arletti, contro Bellelli, più che alla sconfitta onorevole. E andando anche oltre il classico mantra de “i nemici sono a destra” definendo lo stesso Taurasi di destra.
Ma come insegna la sconfitta inattesa di Bonaccini, il popolo del Pd - o dei dintorni del Pd – ragiona diversamente da come ragiona il vecchio PCI-PDS-DS.
A questo va aggiunto che gli osservatori più attenti hanno notato che Taurasi, almeno, prova a costruire un programma attorno a punti chiave tutto sommato realisti e coerenti. Invitando interlocutori di livello. Mentre Righi, specie dopo queste sortite, non potrà che fare aperitivi e copia-incolla del programma non realizzato da Bellelli. Senza marcare alcuna differenza con il passato e il presente. Un brutto scivolone per l’architetto che avrà sì il supporto dei capi, ma da oggi, nell’opinione pubblica, deve faticosamente risalire la china.
Eli Gold


