'Questo atto, seppur simbolico, è necessario – ha dichiarato Corrado Gallo, co-portavoce di AVS – perché a Gaza è in corso un genocidio, riconosciuto dalle principali organizzazioni internazionali. È il primo genocidio trasmesso in diretta, attraverso i social e la televisione, di cui possiamo vedere ogni istante. Vogliamo davvero dire che non ci riguarda? Noi, cresciuti negli insegnamenti delle grandi tragedie del ’900? Vogliamo davvero cancellare il meglio delle nostre istituzioni e dei nostri valori, gettandolo all’aria per ragioni di partito? No. Questo è il tempo della responsabilità e dell’umanità». Gallo ha poi sottolineato come «dire basta al genocidio non significhi schierarsi per un partito, ma scegliere da che parte stare: dalla parte dei civili innocenti, delle famiglie, dei bambini». E ha respinto con forza l’accusa di un sostegno ad Hamas: «È un’accusa falsa, offensiva e priva di consistenza. Qui non si tratta di giustificare la violenza, ma di chiedere giustizia, riconoscimento e pace». Il co-portavoce AVS ha chiuso con una provocazione: «Nessuno Stato, nella storia dell’umanità, è mai esistito per diritto magico o divino. Gli Stati esistono quando decidiamo di riconoscerli: nel discorso pubblico prima ancora che nelle istituzioni e nei consessi internazionali'.
Sulla stessa linea l’intervento del consigliere PD Riccardo Martino, che ha ricordato: 'Sono passati 727 giorni dal 7 ottobre e dall’inizio del genocidio israeliano a Gaza. 727 giorni in cui chi sosteneva la causa del popolo palestinese e della pace ha dovuto fare i conti con accuse di antisemitismo, con le menzogne e l’immobilismo complice del governo, mentre le immagini della barbarie scatenata da Israele contro donne, uomini e bambini gazawi invadevano le nostre case e i nostri social'.


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