Ma oggi Morelli, grazie all’azione di Paolo Zanca – il commissario bolognese di Azione Modena – rientra in gioco, pronto, secondo gli addetti ai lavori meglio informati, ad attraversare da vicesindaco il portone di Palazzo Scacchetti. Perché?
Perché questa è la politica. Che è anche interpretazione. E il silenzio assoluto che Riccardo Righi, candidato sindaco uscito dalle primarie del Pd, sta manifestando su Morelli dice molto di più di mille vacui dibattiti e comizi. Dice che Righi, politicamente e caratterialmente parlando, è davvero il clone di Bellelli.
Perché il caso-Morelli per Bellelli non è esploso quando il suo settore è stato interessato dalle indagini dell’allora comandante dei carabinieri Alessandro Iacovelli; quando furono sequestrati quintali di faldoni; quando furono bloccati diversi eventi pubblici, anche in autotutela, coinvolgendo anche la curia e l’allora Vescovo Cavina. Quando era chiaro che – al di là delle questioni giudiziarie per le quali, lo ripetiamo, tutto s’è risolto con assoluzioni piene – c’erano comunque un problema politico forte e un problema personale forte. No. Bellelli ha agito solo a seguito delle “indiscrezioni” a mezzo stampa. Bellelli s’è tenuto Morelli finché ha potuto o voluto o dovuto per poi scaricarlo quasi incolpando terzi – e solo la storia potrà dire chi fra i due aveva più interesse a far proseguire il loro rapporto.
Oggi siamo allo stesso punto. I più attenti hanno osservato che il simbolo di Azione non è nel manifesto elettorale di Riccardo Righi.
E che quella che doveva essere una discontinuità con il passato, rischia di esserlo ma al contrario: fuori Bellelli, dentro Morelli. A comandare sul nuovo dopo aver comandato sul vecchio.
Magath

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