'Lunedì sera è stato impossibile trattenere l’emozione. Avere mille persone a pochi metri dai luoghi dove tutto è cominciato, dove per anni in pochi hanno avuto il coraggio di lottare, è stato toccante - scrive Antonio Platis, vicecoordinatore regionale di Forza Italia - Oggi, quella che un tempo sembrava una battaglia isolata è riconosciuta dalla maggioranza come ciò che è sempre stata: una battaglia per la verità e la giustizia. E proprio in questi giorni sento forte il bisogno di ricordare un collegamento che spesso si dimentica: quello tra Veleno e Bibbiano'.
Sul caso Bibbiano, come noto, si è chiuso con la decisione di 20 giorni fa dei giudici del tribunale collegiale di Reggio Emilia di limitarsi a tre condanne, con pena sospesa: due anni a Federica Anghinolfi (per due capi di imputazione), ex responsabile dei Servizi sociali della Val d'Enza, e un anno e otto mesi all'assistente sociale Francesco Monopoli, cinque mesi a Flaviana Murru, neuropsichiatra. Il processo vedeva 14 imputati tra assistenti sociali, psicologhe, educatori e genitori affidatari. Per loro l'accusa aveva chiesto un totale di oltre 70 anni di carcere e si è arrivati a una raffica di assoluzioni.
Ma al di là della sentenza, Platis ripercorre alcune date che collegano Bibbiano alla Bassa.
'Giugno 2019: esplodono i primi arresti nel reggiano. Per chi aveva seguito la vicenda di Don Giorgio Govoni e dei 16 bambini sottratti alle famiglie della Bassa, certi nomi non erano nuovi. Tra i ragazzini coinvolti a Bibbiano c'era anche una ragazzina di Mirandola.
Nel 2013 questa minore venne affidata a una struttura collegata al Cismai. Solo per lei, il Comune di Mirandola versò 269mila euro di soldi pubblici a quel centro.
Nel 2017 l’Unione Area Nord avvia una collaborazione con l’Unione Val d’Enza per l’accesso al Centro La Cura ed i pagamenti finiranno direttamente al Centro Hansel e Gretel. La stessa ragazza – secondo i servizi sociali Ucman – necessitava di cure psichiatriche ulteriori. E così, con una determina del giugno 2017, viene affidata alla dottoressa Nadia Bolognini (moglie di Foti). Nel 2018, formalmente, la collaborazione tra Ucman e Val d’Enza termina. Eppure, in risposta a una nostra interrogazione, ci viene detto che la ragazza è ancora in cura proprio lì.
Il 27 giugno 2019 la dottoressa Bolognini viene posta agli arresti domiciliari. Il 3 luglio 2019 l’Unione Area Nord le affida un nuovo incarico da 175 euro l’ora, proprio per seguire questa minore. Una pubblica amministrazione con sede legale a Medolla assegna un incarico e soldi pubblici a una persona privata della libertà. Solo a fine agosto – dopo varie pressioni – ci informano che l’atto è stato annullato... il giorno prima. Nel frattempo, da luglio a settembre, nessuno si preoccupa della ragazza' - chiude Platis.


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