A pensar male si farà peccato, direte voi, ma ci sono cose che non mi convincono in tutta questa storia del punto nascite di Pavullo.
Non mi convincono da quando, nel 2011, cominciai a seguire la vicenda dei vari piani attuativi locali, ero corrispondente per la Gazzetta di Modena, e ricordo le ostentate rassicurazioni dell’appena rieletto Canovi, dell’allora presidente della Provincia Sabatini e del direttore dell’Ausl di allora, di cui non ricordo il nome. Era l’epoca in cui si inauguravano le case della salute e in cui il Frignano, ancora comunità montana, non ancora Unione dei comuni mostrava tutto fuorché unità di intenti, con certe frizioni date anche dal colore politico.
La vicenda cominciò a convincermi ancora meno nel 2013, altro Pal altro regalo (si fa per dire), io avevo cambiato giornale (Modena Qui) ma non era cambiato il clima. Semmai si era ulteriormente provincializzato, ricordo la conferenza di fine anno, il direttore dell’Ausl era Martini (altro cambiamento nel frattempo), e di fronte alla minacciata chiusura del punto di primo intervento di Fanano, ci fu l’allora sindaco Lugli che fece addirittura lo sciopero della fame.
Ricordo un alto Frignano sconvolto dal riassetto delle pubbliche assistenze, l’ira dei sestolesi di fronte a un servizio di infermieri specializzati del 118 presente solo per 12 ore e la casa della salute in posizione decentrata a Fanano. Ricordo la poca chiarezza su ciò che orbitava intorno all’ospedale di Pavullo, già allora si parlava di un punto nascite inadatto per le emergenze. E ricordo pure un Canovi inferocito durante la conferenza, stuzzicato dai comitati in difesa dell’ospedale, che si permise di ostentare che altri potevano farsi avanti per le battaglie del territorio, ma che per farlo bisognava “ciaper i vut” (prendere i voti degli elettori, per chi non mastica dialetto).Oggi io sono al mio terzo quotidiano locale, la musica non è cambiata, i voti però hanno cambiato padrone; tuttavia non è servito ma, obiettivamente, sarebbe ingiusto attribuire la colpa all’attuale sindaco di Pavullo. E credo che qualunque altro sindaco non Pd avrebbe incontrato le stesse difficoltà a fronte di una Provincia a conduzione Pd, una regione a conduzione Pd e una conferenza socio sanitaria guidata di conseguenza.
Non mi permetto di sindacare su quanto hanno fatto i tecnici della sanità locale e di cui Biolchini si fida, mi permetto di dubitare di altre cose però.
Dubito della bontà dell’unione di intenti di tutti i sindaci del Frignano: avessero guardato al territorio, e non da oggi, non saremmo a parlare di un punto nascite che diventa un punto morto.
A questo punto c’è da augurarsi che il nuovo Pal sia veramente un qualcosa di straordinario come dicono e non, come teme la gente comune, un gioco sopra
Infine si fa un gran parlare di come tra un po’ da Fiumalbo ci vorrà un sacco di tempo prima di raggiungere il punto nascite più vicino (google maps da 1 ora e 23 minuti per arrivare a Sassuolo, contro i 49minuti per arrivare a Pavullo). Sappiate che da Frassinoro, ci vuole come minimo un’ora per arrivare a tutti i punti nascite esistenti a oggi (Pavullo 1h e 10, Sassuolo 52 minuti e Barga in provincia di Lucca 1h e 30. 57 minuti per arrivare invece a Castelnovo Nè Monti). E, che io sappia la loro viabilità è in linea con il resto d’Appennino, forse qualche dissesto idrogeologico in più. Con questo non voglio dire che sia giusto chiudere il punto nascite, ma per salvaguardarlo servirebbe un argomento un po’ più forte rispetto a quello legato alla viabilità su cui, come detto più volte in questo articolo, il Firgnano non ha mai fatto fronte comune.
Stefano Bonacorsi



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