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Coronavirus, così si è passati dal 'va tutto bene' all'allarme rosso

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Ma in Italia non siamo abituati alla prevenzione, tant’è che quando accade un’alluvione con danni e morti, avviene perché il fenomeno è stato sottovalutato


Coronavirus, così si è passati dal 'va tutto bene' all'allarme rosso

Ho scritto un pezzo ironico sull’assalto ai supermercati, ho riso del fatto che, da bravi italiani, abbiamo iniziato a scherzare sul fatto che la gente inizierà a lavarsi, che oggi si possono emettere flatulenze senza doverle nascondere con un colpo di tosse, eccetera.

Ho avuto modo anche di riflettere per capire il perché, dal giorno alla notte, si è passati dal “va tutto bene” all’allarme rosso. Perché i virologi da social passano dal “moriremo tutti” al “è poco più di un raffreddore”, i giornalisti raccontano quello che vedono e possono, cercando di tenere la barra dritta a seconda dell’editore (e dell’area politica) di riferimento. E le persone comuni sono drammaticamente confuse, l’ansia domina perché poi, giustamente, tutto va bene ma anche no.

Ho parlato con un vecchio amico medico cercando di capire. Ho guardato gli approfondimenti dedicati e ho compreso questo: questo Covid-19, meglio noto come coronavirus è sì un’influenza, ma è anomala. Non la si previene col classico vaccino anti influenzale, e non la si cura con i soliti antibiotici. Se compaiono casi gravi, il rischio è di riempire i reparti di terapia intensiva più di quello che accade con le influenze tradizionale e con le casistiche di tutti i giorni. Non è questione di mortalità che pare, rispetto alla Cina, è molto più bassa. E’ questione di controllare la diffusione allo scopo di non fare collassare le strutture sanitarie. Tutto qui? Apparentemente. A Quarta Repubblica, su Retequattro hanno fatto notare che i morti per Covid-19 in paesi come Francia o Germania (che pare che non abbia un protocollo attivo in merito) potrebbero esserci già stati, ma non sono stati catalogati come tali. Gli stessi morti registrati dal 21 febbraio a oggi, se non fosse stato identificato il virus, sarebbero passati per i classici morti per influenza che ci sono ogni anno.

Sono esagerati quindi i provvedimenti di chiusura di scuole, luoghi di ritrovo come cinema e teatri, quarantene e quant’altro? Probabilmente no, anche se sarebbe stato opportuno fare prevenzione quando i virologi più quotati (e mediatici) lo avevano detto, pur non essendo dei pericolosi sovranisti.

Il problema dunque non è il contagio in sé, pur essendo un fattore grave, quanto il poterlo affrontare nelle modalità ordinarie; il fatto di trovarsi a farlo di punto in bianco alimenta certamente la paura, ma questa non è la solita influenza. Mi dispiace per chi dice che si sta esagerando, ma l’anomalia c’è ed è vera, e il rischio di collasso, se i numeri dovessero aumentare vertiginosamente,  è reale. Non sono del partito “moriremo tutti”, semmai sono uno dei tanti che, sull’onda lunga dell’isteria collettiva e dell’eterna emergenza tipicamente italica, potrebbe venire danneggiato per le ripercussioni economiche che avrà questo evento.

Ma in Italia non siamo abituati alla prevenzione, tant’è che quando accade un’alluvione con danni e morti, avviene perché il fenomeno è stato sottovalutato ragion per cui, dopo pochi giorni, un fenomeno identico passa per allerta rossa anche se è solo una pioggerella autunnale. Prima o poi, forse, impareremo…

Stefano Bonacorsi


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Stefano Bonacorsi
Stefano Bonacorsi

Modenese nel senso di montanaro, laureato in giurisprudenza, imprenditore artigiano, corrispondente, blogger e, più raramente, performer. Di fede cristiana, mi piace dire che sono ..   Continua >>


 

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