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Nidi e infanzia, dibattito surreale: soluzione c'è ma nessuno la vuole

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Qualcuno pensa, senza dichiararlo pubblicamente, che la scuola statale faccia schifo? Se sì, lo si dica pubblicamente spiegandone le ragioni


Nidi e infanzia, dibattito surreale: soluzione c'è ma nessuno la vuole

Il dibattito modenese sul futuro dei nidi e delle scuole dell’infanzia è veramente surreale; da un parte c’è chi sta zitto non sapendo o non volendo prender parte alla discussione; dall’altra è pieno zeppo di slogan e di ideologismo. Ma vediamo di approfondire le cose partendo da alcune parole chiave utilizzate dal Sindaco in una recente intervista.

LA PROPOSTA DEL SINDACO

Il sindaco propone molto chiaramente il passaggio di alcuni nidi comunali alla fondazione Cresciamo. Questa fondazione, nata nel 2012 per volere dell’assessore del tempo, Adriana Querzé aveva il compito di rispondere all’esigenza (di quel tempo preciso) di mantenere inalterati i posti di scuola dell’infanzia a fronte di un blocco delle assunzioni; si è poi successivamente irrobustita arrivando, oggi, a gestire una decina di scuole, più o meno lo stesso numero delle (restanti) comunali e delle statali, a fronte della trentina di private convenzionate. Anche allora, come vedremo più avanti, altre soluzioni erano possibili, ma, forse, non vennero nemmeno esplorate.

EMERGENZA COVID E PROBLEMI FINANZIARI

L’emergenza post Covid viene utilizzata per sostenere scelte che nulla hanno a che fare, mentre non si fanno le cose necessarie. Faccio un esempio: l’associazione a cui appartengo (FIAB-Federazione italiana ambiente e bicicletta) da settimane sta chiedendo all’amministrazione comunale un piano emergenziale per gestire la mobilità del post Covid così come stanno facendo molte città grandi e piccole, italiane e straniere, per evitare problemi di intasamento delle strade e di inquinamento. Nulla. E poi, chi dice che è un problema di finanza comunale non sa di cosa parla; poi spiegherò il perché.

PIU’ GOVERNO PUBBLICO DEL SISTEMA-LA GOVERNANCE PUBBLICA

Il comune di Modena, per altro in buona compagnia, in un lasso relativamente breve, è passato, nei servizi alla persona (ma di questo, parlerò in modo più compiuto in un’altra occasione), dalla gestione diretta, al “governo” (altra parolina magica) e, infine, al più semplice ruolo di erogatore di finanziamenti. Il resto, sono storielle che si raccontano per imbonire la pillola.

SENZA NOSTALGIE

Di cosa? Se parliamo della gestione di servizi dai 3 ai 6 anni a cui altri, ora, possano adempiere, l’affermazione è veritiera; come ho già spiegato in altre occasioni, le prime scuole dell’infanzia comunali sono nate nei primi anni ’60, su forte spinta del movimento delle donne, sia per ampliare l’offerta, sia per sottrarre l’educazione infantile agli enti religiosi che prima ne avevano i monopolio. Nel 1968, su forte pressione del partito socialista, venne però approvata un’importante legge che metteva finalmente in mano allo stato i servizi dai 3 ai 6 anni.

PROBLEMA DI EQUITA’ ED INCLUSIONE

L’attuale sistema di frammentazione, senza governo pubblico che non sia l’iscrizione in una parte dei posti disponibili del privato e l’erogazione di finanziamenti, come ho dimostrato senza confutazione alcuna nei miei precedenti pezzi (2 settembre 2019, 7 gennaio, 13 febbraio e 29 aprile 2020), è quanto di più iniquo ed esclusivo si possa scientificamente pianificare. Infatti ha frammentato il sistema in diversi pezzi che offrono servizi diversi con tariffe estremamente diversificate per “tasche” ed utenze altrettanto differenti.

In una recente discussione, l’ho definito da “Modena volta stomaco”; ogni persona che abbia ancora un briciolo di coscienza sociale avrebbe il dovere di contrastarlo con tutti i mezzi. Solo una politica cinica ed utilitaristica, soprattutto di chi si dichiara aderente a valori di equità ed inclusione, può sottacerlo. E’ un sistema “all’americana”, non all’italiana”. Un fallimento su tutti fronti. Questo non è un problema finanziario, ma morale.

SERGIO NERI

Nella lunga intervista del sindaco, si cita Sergio Neri; io mi onoro di essere stato un suo allievo legato a lui da stima ed amicizia. Ammetto volentieri di aver costruito la mia formazione professionale proprio sulla base dei suoi ideali e stimoli, quindi non mi permetto di tirarlo per la giacchetta. Devo però, onestamente ammettere, che anni fa, fui molto stupito di leggere uno studio del figlio Stefano (ora componente del consiglio di amministrazione di Cresciamo) che proponeva come miglior soluzione per uscire dall’impasse del blocco delle assunzioni, la costituzione di una fondazione.

NON PIU’ UNA SOLUZIONE, MA UN’OPPORTUNITA’

Certo, la politica deve uscire dalle soluzioni tampone di tipo emergenziale per proporre strategie di lungo termine, altrimenti ci si logora nello stillicidio quotidiano. Ma quella proposta dal Sindaco e cioè il passaggio di alcuni nidi alla fonazione Cresciamo, accampando oggi, come dieci anni fa, problemi finanziari e legali, è la soluzione giusta?

LA SOLUZIONE C’E’, MA NON PIACE

Come ho già scritto nei miei precedenti pezzi, la soluzione esiste e consentirebbe al comune di mantenere, così come oggi, in mano propria i nidi, evitando quel processo di esternalizzazione che goccia dopo goccia, mette in discussione anche altri servizi essenziali alla persona.

Basterebbe procedere ad un graduale passaggio allo stato delle scuole dell’infanzia attualmente gestite dalla fondazione Cresciamo. Tra l’altro, questo periodo di calo delle nascite si presta favorevolmente a tale operazione. Si otterrebbe così un consistente sistema pubblico a retta zero per i cittadini. Inoltre, in tal modo, si potrebbero liberare consistenti dotazioni finanziarie (a regime, quasi tre milioni di euro) tali da mantenere in mano comunale tutti i nidi attuali e, magari, anche ampliarne l’offerta. Perché sia l’amministrazione comunale che gli altri partiti sia di maggioranza che di minoranza sono così allergici a quella soluzione che risolverebbe, nel tempo, tutti i problemi posti dal Sindaco? Qualcuno pensa, senza dichiararlo pubblicamente, che la scuola statale faccia schifo? Se sì, lo si dica pubblicamente spiegandone le ragioni.
Nella primaria e secondaria di primo e secondo grado ciò avviene già e, a quanto pare, senza creare, salvo casi sporadici, problemi di iniquità e di esclusione.
Altrimenti si spieghi perché il comune voglia ostinarsi a finanziare servizi che da più di 50 anni sono di competenza dello stato. Questa sì che è nostalgia.
Sarebbe l’ora che ognuno facesse finalmente la propria parte secondo le proprie competenze.
E intanto aspettiamo, come promesso, il nido gratuito…

Franco Fondriest


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Franco Fondriest
Franco Fondriest

Sono di origine trentine, ma ho trascorso la maggior parte della mia vita a Modena. Mi sono laureato in pedagogia ed ho svolto la mia attività lavorativa prevalentemente nella mia ..   Continua >>


 

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