Questo è quanto previsto dal nuovo decreto sicurezza del governo, approvato ieri in Senato, e in base al quale d’ora in poi sara’ erogata una cifra tra i 19 e i 26 euro. Lo ha comunicato l’ufficio stampa del ministro Matteo Salvini, spiegando che un nuovo disciplinare, stilato dal ministero e approvato dall’Anac di Cantone, prevede risparmi per lo Stato: nei nuovi bandi la spesa per garantire i beni ad una accoglienza di primo livello non potrà superare i 26 euro, e in alcuni casi scenderà fino a circa 19€.
Sono garantiti a tutti i servizi di base (vestiti, cibo, pulizia) parametrandoli agli stessi servizi erogati negli ospedali. Quello che si spende per chi è ricoverato, si spenderà per gli immigrati. Si annuncia un cambiamento di filosofia: chi sbarca in Italia e chiede l’asilo, farà corsi di italiano e di orientamento solo se ha diritto a rimanere nel Paese. Prima del via libera avrà solo i servizi essenziali (cibo, vestiti, pulizia, assistenza sanitaria). I
ll ragionamento di fondo del decreto è che non ha senso offrire servizi in più se poi il soggetto sarà giudicato clandestino da espellere. Oggi, ricordiamo, ogni immigrato, anche clandestino, che sbarca in Italia e avanza richiesta di asilo, viene accolto in un percorso di accoglienza coordinato dalla Prefettura, gestito attraverso i Cas (Centri di Assistenza Straordinaria), organizzati attraverso gli appalti della prefettura con cooperative, associazioni ed Onlus; percorso che spesso dura mediamente più di un anno, spesso fino a 18 mesi. Prima di arrivare alla commissione chiamata a valiare ogni singola richiesta di asilo. Che può essere accolta o rigettata. Un periodo lungo in cui non si può più parlare di prima accoglienza, a carattere emergenziale. Ed è per questo che il sistema di accoglienza di primo livello (legato ai bisogni essenziali), è stato trasformato, contro la sua 'natura' anche giuridica, in un qualcosa di più simile alla seconda accoglienza capace di unire alla risposta ai bisogni essenziali di vitto, alloggio, e assistenza sanitaria in un vero e proprio percorso di integrazione, fatta di corsi, di studio della lingua italiana, ecc....
Ed è proprio a questo livello che si inseriscono i tagli del decreto perchè i servizi di secondo livello, quelli orientati all'integrazione, saranno d'ora in poi riservati a coloro che hanno diritto di rimanere in Italia.
Altra novità su fronte del taglio e della rimodulazione delle spese per l'accoglienza è quella relativa alla dimesione dei centri. Più grandi saranno i centri di accoglienza, più bassi saranno i costi. Chi, tra gli immigrati, sarà ospitato in piccoli appartamenti si farà le pulizie da solo e cucinerà da sé, facendo risparmiare su personale di pulizia e cuochi. Ci saranno controlli stringenti sulle presenze, con verifiche fatte a sorpresa, in modo che lo Stato non continuerà a pagare per ospiti che nel frattempo se ne sono andati come i famosi “sbarcati dalla Diciotti”.
Un provvedimento, quello introdotto dal Decreto, che avrà sicuramente un forte impatto anche sul sistema di accoglienza che gestisce circa 1.800 richiedenti asilo in provincia di Modena, che conta su una rete di quattro principali soggetti e realtà cooperative che a loro volta distribuiscono e gestiscono la presenza e l'accoglienza dei richiedenti asilo, su tutto il territorio provinciale, in una logica di accoglienza diffusa, ovvero in tanti piccoli centri nei quali alloggiare gruppi di 3, 4 o 5 persone. Ed è anche questo approccio nell'organizzazione che il decreto Salvini arriva a scardinare. Perchè punta ad incentivare una sorta di economia di scala che favorisce i grossi centri di accoglienza anziché i piccoli
Se un centro da 100 persone diventa da 50, è inutile garantire lo stesso numero di servizi. E quindi scenderà la spesa. Novità anche sugli hotspot, ovvero i centri dove venivano accolti gli immigrati appena sbarcati. Adesso sono aperti (e quindi sono costosi) sempre, anche in assenza di ospiti. Col nuovo decreto ci sarà solo un responsabile, che nel giro di 8 ore dovrà aprire la struttura per i nuovi arrivati. Insomma: lo Stato spenderà solo se è necessario. Il decreto sarà ora sottoposto sottoposto alla valutazione del tavolo di coordinamento nazionale per l’immigrazione, con l'obiettivo di renderlo operativo entro la fine dell’anno.



