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'Aggressione al Ps del Policlinico: che fine ha fatto il Patto per Modena sicura?'

'Aggressione al Ps del Policlinico: che fine ha fatto il Patto per Modena sicura?'

'La cabina di regia si è riunita? Il sistema di videosorveglianza è stato potenziato nelle aree critiche? I servizi nelle ore notturne sono stati attivati?'


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Il vicecapogruppo e responsabile sicurezza Stefano Manicardi assieme al medico e consigliere comunale del Partito Democratico cittadino Francesco Fidanza sono intervenuti nei giorni scorsi esprimendo una ferma condanna in merito all’aggressione subita dall’operatore sanitario presso il pronto Soccorso del Policlinico di Modena.

“Il Partito Democratico esprime la più ferma condanna per la grave aggressione avvenuta al pronto soccorso e manifesta piena solidarietà all’infermiere vittima di questo inaccettabile episodio di violenza - scrivono Manicardi e Fidanza -. Chi lavora ogni giorno nei nostri ospedali e nei servizi di emergenza rappresenta un presidio fondamentale per la salute pubblica e per la coesione sociale. Aggredire un operatore sanitario significa colpire l’intera comunità, oltre che mettere a rischio il funzionamento di servizi già sottoposti a forte pressione. Episodi come questo non possono essere derubricati a fatti isolati e richiamano una responsabilità collettiva e istituzionale nel rafforzare le condizioni di sicurezza per chi opera in prima linea. E' necessario continuare a investire su organici adeguati, formazione, presidi di sicurezza e strumenti di prevenzione, oltre a migliorare l’organizzazione dei servizi per ridurre tensioni e tempi di attesa che spesso fanno da detonatore. Allo stesso tempo, è giusto riconoscere il lavoro importante che a Modena viene svolto dai servizi sociali, presenti e attivi sul territorio.

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Un impegno che va valorizzato, ma che oggi non è ancora sufficiente rispetto alla complessità delle situazioni di fragilità che emergono. Un vero investimento sulla sanità deve necessariamente passare anche da maggiori risorse destinate alla prevenzione e alla presa in carico delle situazioni più critiche. Limitarsi alla sola repressione, o peggio ignorare il problema, rischia di aggravare queste condizioni, aumentando nel tempo la pressione non solo sul sistema sanitario, ma anche su quello giudiziario e penitenziario. Investire sul sociale, rafforzare i percorsi di prevenzione psicologica e garantire un supporto concreto alle fasce più fragili e indigenti della società significa alleggerire il carico su tutti i professionisti coinvolti e costruire una risposta più efficace, umana e sostenibile. Prosegue l’impegno del Partito Democratico nel sostenere ogni iniziativa utile a tutelare il personale sanitario e a rafforzare un sistema integrato tra sanità e servizi sociali, capace di coniugare sicurezza, prevenzione e inclusione sperando diventino presto priorità anche per il Governo”.


Parole che oggi vengono però criticate dal consigliere comunale dottoressa Maria Grazia Modena.

'L’aggressione subita da un infermiere al Pronto Soccorso del Policlinico di Modena è un episodio grave e inaccettabile.

ModenaperModena esprime solidarietà piena e incondizionata all’operatore sanitario colpito: chi lavora ogni giorno in prima linea nei servizi di emergenza merita rispetto e tutela, non violenza. Detto questo, non possiamo limitarci alla condanna. Episodi come questo chiamano in causa scelte politiche precise, e chi governa questa città da decenni non può sottrarsi alle proprie responsabilità. Quando il Partito Democratico invoca maggiori investimenti sulla prevenzione e sulla presa in carico delle fragilità, è lecito chiedersi di cosa stia parlando esattamente. A Modena il sistema di welfare territoriale esiste, è strutturato e viene finanziato da anni con risorse pubbliche. I Servizi Sociali del Comune operano su tutto il territorio. Una rete consolidata di cooperative sociali — beneficiarie di appalti pubblici, affidamenti diretti e convenzioni — presidia da anni i settori più delicati dell’inclusione sociale. Realtà come Porta Aperta svolgono un lavoro importante e riconosciuto - afferma la Modena -. Non si tratta dunque di un vuoto da colmare, ma di un sistema già esistente, già finanziato, già attivo. Se il PD ammette che questo sistema “non è ancora sufficiente”, sta ammettendo che anni di investimenti pubblici — gestiti sotto la sua guida — non hanno prodotto i risultati attesi.
È un’ammissione seria, che merita un’analisi altrettanto seria sulle cause: sui criteri di affidamento, sulla trasparenza, sulla misurazione degli esiti'.


'C’è però un secondo livello del problema, che il comunicato del PD ignora completamente. Il 15 gennaio 2026 — appena tre mesi fa — il Sindaco Massimo Mezzetti e la Prefetta Fabrizia Triolo hanno firmato il rinnovo del Patto per Modena Sicura, un accordo istituzionale che impegna Prefettura e Comune su un sistema integrato di sicurezza urbana. Quel documento — che rinnova un’intesa attiva in forma continuativa dal 1998 — prevede esplicitamente: il potenziamento della videosorveglianza cittadina; il controllo coordinato del territorio anche nelle ore serali e notturne nelle zone a rischio; il presidio della Polizia Locale nelle aree più critiche; il contrasto ai fenomeni di insicurezza urbana, tra cui liti e conflitti sul territorio; la cabina di regia semestrale tra Prefettura, Questura, Carabinieri e Comune per monitorare l’andamento della delittuosità e aggiornare le priorità di intervento. Queste non sono promesse future: sono impegni già assunti, nero su bianco, dal sindaco in carica. La domanda che ModenaperModena pone all’amministrazione è dunque molto concreta: a che punto è l’attuazione di questi impegni? La cabina di regia si è riunita? Il sistema di videosorveglianza è stato potenziato nelle aree critiche? I servizi coordinati nelle ore notturne sono stati attivati? Il PD contrappone prevenzione a contrasto come se fossero due filosofie incompatibili. Non lo sono. Il Patto per Modena Sicura le considera entrambe necessarie e complementari — e lo fa sulla base di un quadro normativo già esistente, dalla legge 121/81 al decreto sicurezza delle città del 2017, dal T.U.E.L. alla normativa regionale dell’Emilia-Romagna in materia di sicurezza integrata. Strumenti di presidio del territorio, ordinanze del Sindaco, misure di prevenzione previste dal D.L. 14/2017: tutto questo esiste già. Non servono nuove leggi né nuovi fondi per cominciare ad applicarli con maggiore continuità e fermezza. Un territorio presidiato, con regole applicate e comportamenti sanzionati, è anche un territorio in cui si riducono le condizioni che rendono possibile l’escalation violenta — nei pronto soccorso come nelle strade'.


'La solidarietà agli operatori sanitari si esprime anche così: non con dichiarazioni di principio, ma con politiche coerenti. Non basta firmare un Patto per Modena Sicura e poi invocare più risorse per il sociale come se nulla fosse stato già deciso. Non basta riconoscere che il sistema di welfare “non è ancora sufficiente” senza spiegare perché, dopo anni di gestione diretta, non lo sia ancora.

ModenaperModena chiede all’amministrazione un rendiconto puntuale sull’attuazione del Patto firmato a gennaio, una verifica trasparente sull’efficacia della rete di cooperative e servizi sociali attivi sul territorio, e l’attivazione immediata di tutti gli strumenti di presidio e controllo già previsti dalla normativa vigente e dagli accordi istituzionali sottoscritti. La sicurezza non si costruisce a parole. Si costruisce con atti concreti, misurabili e verificabili' - chiude Maria Grazia Modena.

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