Il riassetto societario ha visto Hera conferire le proprie reti idriche modenesi nella NewCo, partecipata al 45% da AIMAG, mentre contemporaneamente ha aumentato la propria quota in AIMAG dal 25% al 41%. Questo doppio passaggio ha permesso a Hera di assumere il pieno controllo industriale della di Aimag, con la facoltà di nominare i consiglieri di amministrazione e l’amministratore delegato.
La conseguenza più evidente è la perdita di autonomia da parte di AIMAG, che da protagonista territoriale diventa ora soggetto subordinato all’indirizzo strategico di Hera. A tutti gli effetti. Un cambiamento formale e sostanziale confermato che dal sito web della nuova società, il nome AIMAG è scomparso dai riferimenti ufficiali, lasciando spazio esclusivamente al brand Hera e HERAcquaModena. Un segnale chiaro di chi detiene oggi il timone e comanda a tutto tondo.
Nonostante i Comuni soci di AIMAG abbiano sostenuto l’accordo come un’opportunità per affrontare con maggiore solidità le future gare per il rinnovo delle concessioni, resta il fatto che il prezzo pagato è la rinuncia al controllo pubblico diretto. Elemento sul quale si è consumato uno dei più laceranti strappi politici nel PD e il ribaltamento di fronti in comuni in cui l'operazione Aimag in Hera è stata approvata da maggioranze di centro destra con la contrarietà del centro sinistra e viceversa. La governance del servizio idrico, un tempo espressione delle comunità locali, è ora nelle mani di un grande gruppo industriale quotato in borsa, con tutto le implicazioni che questo comporta in termini di indotto e di connessione e legame con il territorio.



