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Aimag nelle mani di Hera, Ruggiero e Valentini in Consiglio a Novi, ma il Pd dice no

Aimag nelle mani di Hera, Ruggiero e Valentini in Consiglio a Novi, ma il Pd dice no

E' stato l'intervento di Diego Zanotti della civica Pd e figlio dell'ex sindaco Luisa Turci, a rappresentare il momento di rottura con la narrazione filo-Hera


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C'erano anche il presidente di Aimag Paolo Ruggiero e il direttore Gianluca Valentini (ex Hera) ieri sera in Consiglio comunale a Novi per cercare di portare le ragioni della cessione del controllo esclusivo di Aimag ad Hera. Un tentativo estremo e che - evidentemente - dimostra l'importanza strategica di Novi nel voto, dopo quello di Mirandola e in vista di quello di Carpi.
Ma nonostante 'l'arringa' di Ruggiero e Valentini il progetto è stato approvato coi soli voti della maggioranza civica guidata dal sindaco Diacci e col voto contrario del centrosinistra a traino Pd (Pd che a Carpi invece sostiene la giunta e si appresta a dire 'obbedisco'). Da notare, tra le fila Dem, l'assenza 'strategica' del capogruppo Marco Ferrari, ex candidato sindaco di centrosinistra ed ex assessore a Concordia, e di Marzia Diacci, presidente del Consiglio di area centrodestra.
I lavori sono stati aperti dal sindaco Diacci e poi la parola è stata data per un lungo intervento ai due referenti Aimag che hanno intessuto le lodi della operazione che consegna Aimag ad Hera.
Ma è stato l'intervento di Diego Zanotti (nella foto con la Ruggiero) della lista civica Pd e figlio dell'ex sindaco Luisa Turci, a rappresentare il momento di rottura con la narrazione costruita dalla maggioranza.
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Un intervento - peraltro - interrotto dal presidente per la lunghezza.

L'intervento integrale di Zanotti

Signor Presidente, Signor Sindaco, Colleghi Consiglieri,
oggi ci troviamo a discutere una delibera che, sotto l’apparenza di un progetto industriale, tocca nervi profondi del nostro tessuto istituzionale, economico e civile. Parliamo della gestione di beni comuni fondamentali: acqua, rifiuti, energia. Servizi che non possono essere trattati come merce qualunque, perché attengono alla dignità delle nostre comunità e alla capacità degli enti locali di esercitare una funzione pubblica nel senso più alto del termine. Aimag non è una società come le altre. È un patrimonio collettivo costruito nel tempo, con competenze, radicamento territoriale e un modello di sviluppo che ha saputo coniugare efficienza, investimenti e presidio pubblico. Questa forma, consolidata negli anni, rischia oggi di essere compromessa da un’operazione che altera gli equilibri societari e riduce il margine di operatività dei Comuni soci. Come consigliere comunale eletto in una lista civica di centrosinistra, credo nella possibilità di una collaborazione tra pubblico e privato, ma solo a condizione che il baricentro resti saldo nelle mani del pubblico.
Invece, questa operazione di aumento di capitale riservato al socio di minoranza Hera, in cambio della cessione di una partecipazione in una NewCo, di fatto trasferisce ad Hera il controllo operativo e strategico dell’intero gruppo Aimag. Ed è su questo che dobbiamo interrogarci.

Quattro sono i punti fondamentali che voglio sottolineare:
1-Perdita del controllo pubblico Dopo questa operazione, Hera avrà la metà dei consiglieri nel CdA, nominerà l’Amministratore Delegato e avrà il voto decisivo sulle materie fondamentali. Il socio pubblico manterrà formalmente la maggioranza dell’azionariato, ma non avrà più la guida industriale. È una contraddizione evidente con i principi che hanno sempre guidato Aimag: autonomia territoriale, controllo pubblico, radicamento nei bisogni delle comunità locali. La recente sentenza del Consiglio di Stato n. 5289/2025, che ha riguardato il Comune di Rieti, ha ribadito che per mantenere il controllo pubblico su una società mista è necessario che gli enti pubblici esercitino un’influenza dominante sia sul piano strategico che operativo. In questo caso, le modifiche statutarie e le nuove regole di governance spostano quel baricentro a favore del socio industriale, rendendo discutibile il rispetto di questi criteri.
2-Valutazione economica sbilanciata Secondo la fairness opinion, l’intera Aimag è stata valutata 190 milioni di euro. Hera apporta una partecipazione del 45% in una società di nuova costituzione (HERAcquamodena), valutata 47,9 milioni.
In cambio Hera entra nel capitale con una quota tale da mutare gli equilibri decisionali. Ma chi garantisce che questa valutazione sia equa? Chi ha verificato se ci fossero altre offerte più vantaggiose o se il valore conferito da Hera sia davvero così strategico? E soprattutto chi garantisce che i valori considerati siano ancora attuali, dato il rilevante tempo trascorso ed il netto miglioramento dei dati di Aimag già a partire dall’ultima parte del 2024? La Fairness Opinion è un parere tecnico-finanziario redatto da un esperto indipendente per valutare se un’operazione societaria sia equa dal punto di vista economico. È utile, ma non vincolante, e non sostituisce né una gara pubblica né un confronto tra offerte. Spesso si basa su scenari costruiti dagli stessi promotori dell’operazione: può dire se i numeri reggono, ma non se siano i migliori possibili. L’esperienza dimostra che affidarsi solo a questo strumento può essere rischioso. Il caso AEB-A2A in Lombardia, simile per dinamica, fu giustificato da una fairness opinion senza gara pubblica, e oggi è oggetto di critiche politiche, rilievi contabili e di un procedimento penale.

3-Sovranità pubblica e memoria del referendum del 2011 Aimag è oggi un patrimonio pubblico condiviso, detenuto per circa il 65% dai Comuni che, uniti, mantengono la governance dell’azienda. Questo assetto consente ai rappresentanti eletti di decidere sulle politiche di investimento, sulla qualità del servizio e sulla sua sostenibilità sociale e ambientale. In particolare, la gestione del Servizio Idrico Integrato (SII), che coinvolge un bene comune per eccellenza, è oggi sotto controllo pubblico, garantendo che la logica di gestione sia orientata al diritto universale e non al profitto. Nel giugno 2011, oltre 26 milioni di cittadini italiani votarono per affermare con forza che l’acqua non può essere oggetto di profitto, cancellando per legge l’obbligo di garantire la remunerazione del capitale investito da parte dei gestori. Quel voto fu una straordinaria espressione di sovranità popolare e di consapevolezza collettiva. Fu una scelta politica chiara, netta, a favore della gestione pubblica e partecipata dei beni comuni. Eppure oggi, con questa delibera, si rischia di vanificare quel mandato popolare: consegnando la direzione operativa e industriale di Aimag a un soggetto che opera secondo logiche di mercato, senza che i cittadini possano intervenire, controllare o correggere. Questa non è solo una scelta tecnica. È una scelta politica che segna una perdita di sovranità democratica. Siamo di fronte quindi non solo a una questione societaria, ma a una questione democratica. Chi decide della gestione dei beni comuni? I cittadini o gli azionisti? Questa è la posta in gioco, e noi non possiamo accettare che venga svalutata o ceduta senza una piena discussione e senza una vera alternativa.
4-Totale assenza di concorrenza e trasparenza: si tratta di un elemento gravissimo: non si è svolta alcuna gara. Nessuna procedura competitiva. Nessun bando, nessun invito ad altri possibili soci industriali. Si è costruita una trattativa blindata con un solo attore, che è allo stesso tempo socio, concorrente, e ora dominus industriale. Questo è esattamente ciò da cui la giurisprudenza più recente mette in guardia: il rischio di elusione del principio di concorrenza, che è oggi principio costituzionale, come sancito anche dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea in numerose sentenze (Stadt Halle, Undis Servizi).
Nel contesto attuale, dove l’integrazione tra enti pubblici e operatori industriali richiede equilibrio, visione e prudenza, ci troviamo di fronte a una forzatura negoziale che ha privilegiato un unico interlocutore, senza esplorare alternative e senza ponderare adeguatamente le implicazioni nel lungo periodo. Come ormai risaputo dall’opinione pubblica, a fronte di questo accordo si è costituito un Comitato, denominato “Aimag per il Territorio”, che ha cercato di spiegare ai cittadini le preoccupazioni e i rischi connessi all’operazione di rafforzamento della partnership nei termini proposti dal CDA di Aimag ed Hera. Questo comitato ha prodotto un Parere legale del 9 luglio 2025, da me inviato al Protocollo in data 16/07/2025 n. 7987 e inviato a tutti Voi colleghi di questo consesso in data odierna che do quindi per letto, che evidenzia che il nuovo assetto statutario comporterebbe una perdita di controllo pubblico effettivo da parte dei Comuni. Questo avviene perché Hera assumerebbe un ruolo di direzione industriale e operativa su Aimag, con potere di proposta vincolante su budget, investimenti, assunzioni e piani industriali. Secondo la giurisprudenza (Consiglio di Stato, Corte dei Conti), una simile modifica strutturale implica l’obbligo di affidare i servizi pubblici locali tramite gara e potrebbe comportare la perdita degli affidamenti in essere. Lo stesso parere dell’avv. Bonura richiesto dai Comuni chiarisce che “potrebbe essere utile, sul piano prudenziale, fornire comunicazione preventiva ad Atersir, per i seguiti di eventuale competenza” (pag. 30 del parere Bonura 27.05.2025) ed evidenzia che le modifiche statutarie proposte risultano legittime solo ed esclusivamente in assenza di controllo pubblico (pag. 37 del parere Bonura del 27.05.2025), il quale tuttavia, va sempre presunto in presenza di una partecipazione pubblica maggioritaria (pag. 9 del parere Bonura 9.07.2025), con conseguenti dubbi sulla legittimità dell’operazione all’esito di possibili diverse valutazioni. Tutti tali dubbi verrebbero meno solo se si seguisse l’iter delineato dal TUSP (D.Lgs. 175/2016) e dal nuovo Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023), richiamati nella lettera inviata dal Partito Democratico di Mirandola a tutti i consiglieri comunali e ai sindaci dei Comuni soci di Aimag prot. n° 7900 del 14/07/25, laddove si evidenzia a chiare lettere che ogni cambiamento sostanziale della governance richiede un confronto competitivo, per evitare violazioni del principio di concorrenza: l’omissione della gara pubblica può infatti comportare molteplici profili di illegittimità amministrativa e rischi di responsabilità contabile (pag. 13 del parere Battistini), specie all’esito di eventuali diverse valutazioni sulla congruità del concambio ipotizzato nell’operazione. Anche l’Analisi, presente nella lettera sopracitata, sulla partnership Aimag-Hera chiarisce che Hera, pur essendo socia dal 2009, non ha mai ricoperto un ruolo operativo in Aimag. Il suo ingresso avvenne a seguito di una gara “a oggetto indeterminato” (pag. 16 del parere Bonura del 27.05.2025), ovvero senza una selezione pubblica volta a identificare un partner industriale che contribuisse concretamente allo sviluppo aziendale. Non fu cioè un “partenariato industriale” in senso proprio. Trattare Hera oggi come socio operativo “storico” è quindi fuorviante. L’operazione attuale rappresenta un cambiamento radicale: Hera da socio passivo diventerebbe leader strategico e industriale, in assenza di qualsiasi confronto con altri potenziali partner selezionati per rivestire il ruolo di partner industriali. Questo contraddice i principi di buon andamento e imparzialità dell’azione pubblica, elude il principio del “miglior offerente” e riduce il valore economico e politico di Aimag, come già avvenuto anche nel caso AEB-A2A.
Ma c’è un’altra questione, più profonda, che voglio porre all’attenzione di quest’aula: L’intero percorso logico e politico di questa operazione è rovesciato. Non si è partiti da una domanda politica — “quale assetto industriale di Aimag può garantire il miglior servizio ai cittadini, tutelando maggioranza e governance pubbliche e l’autonomia dei territori?” — per poi incaricare i tecnici di costruire un modello societario coerente. Si è fatto il contrario: si è costruito un accordo societario, e poi lo si è presentato ai Consiglieri Comunali come l’unica opzione possibile. Questo non è un modo corretto di amministrare un bene comune. È un arretramento del ruolo della politica. È la rinuncia a governare processi che impattano sulle generazioni future.
Eppure, Aimag è un’azienda sana, efficiente, con dati economici in crescita:
-Nel 2022, utile netto di oltre 11 milioni di euro.
-Nel 2023, nonostante un contesto macroeconomico difficile per tutti gli operatori del mercato, Aimag ha generato un utile di 4,1 milioni di euro, con investimenti significativi mantenendo livelli occupazionali e qualità del servizio.
-Nel 2024, secondo i dati del report gestionale al 30 settembre, il gruppo ha raggiunto un Ebitda superiore a 49 milioni di euro, in crescita rispetto all'anno precedente, e con un utile ante imposte che sfiora i 14 milioni di euro. A fine 2024 l’Ebitda supera di poco i 71 milioni di euro con un utile più basso di quello di settembre, e cioè di 7,5 milioni di euro ma con un accantonamento di 11 milioni di euro e non vi è ragione di ipotizzare che tali risultati non siano proseguiti anche in tutti questi mesi del 2025, che ad oggi non sono stati considerati.
A questi dati si aggiungono indicatori positivi di Aimag in termini di solidità patrimoniale, capacità di autofinanziamento, investimento sul territorio. Dunque, perché cambiare? Perché cedere il timone proprio ora che la nave naviga bene? E allora chiedo a tutti noi: Siamo certi che stiamo compiendo una scelta lungimirante? Abbiamo valutato tutti gli scenari possibili? Abbiamo ascoltato le comunità, gli operatori, i lavoratori, i cittadini? Oppure ci stiamo semplicemente adeguando a una logica predeterminata, a una visione centralizzata che sacrifica le autonomie locali? La nostra proposta è chiara: si apra una nuova fase, si blocchi questa delibera con tutti i rischi che comporta, si indichino regole trasparenti per mettere in concorrenza più soggetti industriali, senza escludere Hera ma senza blindare l'operazione in suo favore. Perché solo così possiamo veramente dire di aver agito nell'interesse pubblico. Invito a votare contro questa delibera, non per ideologia, non per esercizio di testimonianza ma proprio per responsabilità. La responsabilità della coerenza con quanto abbiamo promesso di fronte ai nostri elettori: sì a un Aimag più forte, più al passo coi tempi, che ricerchi partner industriali per avere sempre più competitività ma senza mai perderne il Controllo Pubblico. Tutto ciò che riguarda un bene comune non può soggiacere a dinamiche di profitto a tutti i costi e al liberismo di mercato. E’ questo per me, consigliere comunale di essere comunità, che mi riconosco nel Centro Sinistra, ciò che politicamente voglio che mi contraddistingua.
Diego Zanotti Consigliere Comunale di Novi di Modena, gruppo Essere Comunità
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