'Cercando di seguire le dichiarazioni di questi esponenti, prima il peccato originale sarebbe rappresentato dall’occupazione delle posizioni di potere da parte del Pd; ora, invece, dal conflitto di interessi delle figure tecniche. Insomma, un grande caos di idee, con l'unica, grande certezza che con le pagliuzze altrui il loro garantismo finisce nel cestino, salvo ripescarlo quando è il momento delle proprie travi. Al di là di questa maldestra campagna di fango, vogliamo sottolineare con grandissima fermezza come nessuno, nel Partito Democratico, abbia mai voluto minimizzare la gravità dell’accaduto, né mettere a tacere il dibattito. Prova ne è, tra le altre, la discussione nell’ambito del Consiglio comunale di Modena'.
'Per noi viene prima l’etica della responsabilità e la chiarezza e la verità su ciò che è accaduto rappresenta la priorità assoluta. Al di là di quel che accerterà la magistratura rispetto alle questioni penalmente rilevanti, la politica e le istituzioni hanno il dovere di mettere in campo tutte le azioni possibili per fornire il buon esempio e far sì che nulla di simile possa mai più ripetersi in futuro. È stato Reggianini a formulare a nome di Amo la denuncia verso la dipendente affinché siano accertati i fatti e i comportamenti illegali, mentre la destra pare già arrivata all’individuazione dei colpevoli e alle condanne definitive, al contrario delle tutele che riserva ai propri ministri e sottosegretari, agli amministratori regionali a processo con accuse molto più gravi, che però restano al proprio posto. Un atteggiamento doppiopesista a cui siamo, purtroppo, abituati - continuano i vertici Pd -. Il Partito Democratico continuerà invece a seguire la vicenda e i suoi sviluppi con tutta la serietà, l’attenzione e il rigore che merita, senza strumentalizzare e con l’unico obiettivo di stabilire la verità dei fatti, affinché sia restituito il maltolto ad Amo'.



