La presa di posizione di Legambiente che critica il Comune di Modena, per la bassa percentuale di raccolta differenziata, è una dichiarazione ad effetto, basata sulle percentuali di ripartizione dei rifiuti, però è poco analitica. La legge regionale prevede l’introduzione integrale della tariffa puntuale in tutti i comuni, mi pare entro il 2021. Per la verità avrebbero dovuto chiamarla una tariffa “all’incirca”. Si divide in tre parti: superficie delle abitazioni, nucleo famigliare e quantità di rifiuto indifferenziato, misurato sostanzialmente con il numero di vuotature per utente. Una tariffa davvero puntuale dovrebbe misurare la quantità e le tipologie precise di rifiuto, per singola utenza, ad oggi è fantascienza. I Comuni che hanno già applicato questa normativa hanno fissato un numero di vuotatore (variabile) che non fanno aumentare la tariffa a carico dell’utente, dopo si paga. Si va da pochissime vuotature in un anno a 15-20, oltre si paga. Leggendo alcuni dati del report rifiuti 2018 dell’Emilia Romagna, redatto da ARPAE e consultabile sul sito, si trovano alcuni dati interessanti.
I Comuni che hanno adottato la tariffa puntuale vedono un’impennata della raccolta differenziata, addirittura si registra un calo dei rifiuti totali conferiti.
Consultando sempre il rapporto si scopre che il 57% della differenziata va a recupero, il resto deve essere smaltito, fino al caso limite della plastica, il 22% si recupera, il resto deve essere smaltito. E’ un dato aggregato, sarebbe interessante verificare i dati della qualità del rifiuto differenziato dei Comuni già a tariffa puntuale. La tariffa “ puntuale” consente qualche risparmio nei costi di raccolta per le imprese, riducendo le fermate, costo particolarmente alto per il porta a porta, infatti molte imprese subappaltano a cooperative che pagano i lavoratori con salari da fame. Presenta anche un altro vantaggio, le regole di gestione dell’indifferenziato, avviato a selezione, sono diverse. Una volta selezionato diventa materia prima seconda, riciclabile, oppure rifiuto industriale da smaltire con logiche di mercato. Attualmente in Emilia Romagna vengono avviate ai termovalorizzatori circa 1.200.000 ton di rifiuti, una quantità simile finisce nelle discariche ufficiali.
Da quando la Cina ha bloccato l’importazione di carta e plastica di bassa qualità si sta creando un problema di smaltimento della “differenziata” non riciclabile. Si stanno moltiplicando gli episodi di ditte farlocche, nel settore dello smaltimento. Affittano capannoni vuoti per pochi mesi, li imballano di rifiuti e poi spariscono, nella migliore delle ipotesi. Altrimenti scoppiano incendi dolosi o per autocombustione (fermentazione dei rifiuti). I casi di incendi simili si verificano soprattutto nel nord del paese. Anche il Nord è il paese dei fuochi, più organizzati e per niente spontanei. Ho letto di un caso virtuoso, una impresa siderurgica Austriaca usa plastica di scarto Italiana, per alimentare, parzialmente i suoi impianti e abbattere i fumi, peccato che sia Austriaca e usi plastica Italiana.
Quello che servirebbe davvero però è un cambiamento del sistema sociale in senso socialista, che cambi i valori di fondo delle comunità umane e i modelli di vita, superando le diseguaglianze e capace di soddisfare i bisogni primari di tutti, contrastando i consumi superflui e il consumo di risorse. Una società basata su un modello liberista, che alimenta il consumismo, la depredazione delle risorse del pianeta e le diseguaglianze sociali, non può fare politiche autenticamente in difesa dell’ambiente. E’ la natura del modello sociale che lo impedisce. Mi rendo conto che si tratta di un tema un po’ troppo impegnativo e che non va di moda, e allora dilettiamoci con le statistiche.
Gualtiero Monticelli - ex assessore Comune di Modena



