Ad attenderlo davanti alla fabbrica c'è una folla di cronisti e cameraman. Il presidente dell'Emilia-Romagna vuole incontrare i lavoratori, ma quando dal tornello della Porta 2 di Corso Tazzoli ne escono una dozzina si allontanano. Niente fischi, anzi alcuni arrivano apposta per incontrarlo, altri sembrano non conoscerlo ancora.
Un delegato Fiom che ammette di non aver votato Pd lo rincuora: 'Apprezzo che uno venga e ci metta la faccia'.
Bonaccini ci prova: 'Sono qui per farvi cambiare idea'. Alcuni operai con giacca Maserati si fanno la foto, un ex delegato gli fa i complimenti per 'l'atteggiamento'.
Bonaccini parla di Torino: 'Questa terra è una terra dove l'auto rappresentava il core business, no? I disinvestimenti hanno fatto sì che la produzione si sia spostata da altre parti e ha creato mancanza di posti di lavoro'. Questo il quadro generale, quando gli chiedono un giudizio sulla situazione della fabbrica Bonaccini premette: 'Io vengo da un territorio che è una delle motor valley mondiali. Credo che pochi conoscano il settore automotive quanto lo conosco io, che è fatto di grandi imprese come Maserati, che richiama Modena', ma anche di piccole, e Bonaccini racconta di aver incontrato da poco un artigiano terzista per Ferrari: 'E' pieno di imprese del genere da queste parti, o dalle mie parti'.
Poi il governatore candidato alla segreteria Pd va sulla transizione ecologica, una trasformazione in cui 'tenere insieme la ragioni del lavoro e dell'ambiente, per evitare che una transizione che non tenga conto degli investimenti da fare su linea produttiva, componentistica, nate per motori di altro tipo, non rischi di chiudere fabbriche e lasciare a casa i lavoratori.
Per questo abbiamo discusso con l'Unione europea'.
Le politiche del Governo non lo stupiscono, riconosce coerenza ma parla di misure sbagliate: 'Se tu estendi fino a 85.000 euro lordi i benefici fiscali e dici che la coperta è corta, la coperta la metti su chi sta già al caldo, chi è al freddo va al gelo'.



