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Buco sanità Emilia-Romagna, scintille in Regione

Buco sanità Emilia-Romagna, scintille in Regione

L'assessore Donini conferma che il governo non è responsabile ma lo chiama in causa. Per FDI gioca allo scaricabarile. Per Forza Italia serve un cambio di rotta


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'So bene che la presidente Meloni non è responsabile per il mancato riconoscimento alle Regioni delle extra spese sostenute per il Covid, ma è compito di questo governo scegliere se i sistemi sanitari delle Regioni abbiano una prospettiva finanziaria o meno'.

Queste le parole dell'assessore alla Sanità dell'Emilia-Romagna, Raffaele Donini, che è tornato sui conti del servizio sanitario regionale rispondendo questo pomeriggio in Assemblea legislativa ad una interrogazione della forzista Valentina Castaldini. Per quanto riguarda l'ipotizzato taglio del 15% alla sanità privata, Donini ha precisato che è una delle diverse opzioni sul tavolo per procedere a una riorganizzazione delle spese, ma è chiaro 'che i sacrifici non possono ricadere solo sulla sanità pubblica'. Non tarda una reazione di Fratelli d'Italia. 'Dire che la Meloni nulla ha a che fare con il buco nel bilancio sanitario dell'Emilia-Romagna è doveroso e sacrosanto, dire che deve decidere quale futuro garantire ai sistemi sanitari regionali è uno scaricabarile assolutamente inaccettabile che rispediamo al mittente', ribatte Marta Evangelisti, capogruppo Fdi in Regione. Donini, per quanto riguarda il rapporto con la sanità privata, aveva segnalato nella sua risposto il recupero di 53.000 prestazioni in attesa come richiesto dal governo.
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'La nostra Regione- ha rivendicato- ha utilizzato per intero l'extrabudget concesso per recuperare le liste di attesa generate durante il periodo pandemico'

'A parte il fatto - risponde Evangelisti - che parlare di oltre 53.000 prestazioni sanitarie recuperate, rientrando di fatto nei parametri fissati dall'esecutivo nazionale, si scontra palesemente con la scarsità delle prestazioni sanitarie garantite nella realtà e questo dà un'immagine efficacissima della crisi della sanità emiliano-romagnola al netto dei grandi sforzi compiuti dal personale sanitario'. In ogni caso, 'troppo comodo riempirsi ora la bocca con la collaborazione instaurata con la sanità privata durante il Covid e oggi. Peccato che prima del Covid la politica regionale fosse in preda ad un massimalismo degno della sinistra più estrema e tutti coloro che chiedevano una migliore integrazione tra i due sistemi erano tacciati come i peggiori affaristi.

E' quindi tempo che la Regione e il precedente Governo si assumano le proprie responsabilità per l'attuale situazione che hanno combinato in ambito sanitario, certi che il Governo saprà guardare al futuro in modo diverso'. Castaldini, da parte sua, invita la Regione a cambiare strada. 'Il modello usato fino a ora non è più confacente ai problemi di bilancio attuali ed ecco perché occorrerebbe una profonda opera di riforma con la sanità privata convenzionata coinvolta nelle politiche sanitarie della Regione fin dalla fase strategica'.
L'azzurra ha anche portato oggi all'attenzione del Consiglio regionale un caso specifico di servizio in crisi, segnalando gli 'oltre 200 bambini in attesa di sottoporsi alla desensibilizzazione controllata per le allergie gravi' al Sant'Orsola di Bologna. 'Dato che le liste sono bloccate dal 2020 - informa - in molti si sono rivolti a centri pubblici di altre regioni'. Sul caso Donini 'ha promesso un focus su questo centro per poter assumere nuovo personale e implementare la funzionalità del centro di riferimento. Una promessa che accolgo con favore ma che verificherò con costanza'.
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