'Il cronico problema di sovraffollamento porta a situazioni di disagio drammatiche sia per i reclusi - vedi l’alto numero di suicidi in cella - sia per gli agenti della polizia penitenziaria che con abnegazione svolgono un ruolo determinante. Per non parlare di tutti quei detenuti con problemi di tossicodipendenza che, in un contesto carcerario del genere, non potranno mai essere recuperati. Le strade sono due, l’accordo con i paesi di origine per far scontare le pene agli stranieri nella loro nazione e l’affidamento alle comunità di recupero a chi ha problemi di droga. Molto spesso ci si riempie la bocca con parole come rieducazione e reinserimento in società, ma sono concetti al momento astratti per quanto riguarda la maggior parte dei penitenziari italiani. Ci sono invece esperienze in comunità di lavoro e recupero, rare ma da incentivare, il cui tasso di recidiva dei detenuti accolti è bassissimo. L’opposto di chi invece sconta tutta la pena nel carcere. Forza Italia – conclude il vice coordinatore regionale Antonio Platis – sta lavorando per risolvere i problemi, non per usarli come strumento di propaganda, salvo poi non fare assolutamente nulla a elezioni avvenute. L’obiettivo a cui tendere è recidiva zero'.
Anche le camere penali da tempo pongono l’accento sul drammatico numero di suicidi chiedendo che si faccia maggior ricorso a misure alternative alla detenzione nei casi ovviamente in cui risulta possibile. 'Occorre – spiega l’avvocato Enrico Fontana, noto penalista di Modena - da un lato rendere effettiva ed immediata l’esecuzione della pena sia per le vittime del reato che per rieducare il condannato, dall’altro lato rendersi conto che il carcere deve restituire alla società civile un individuo non più socialmente pericoloso. Il carcere, per utilizzare un termine forse oggi abusato, deve essere inclusivo e risocializzante non deve generare esclusione e segregazione.




