Lo ha ribadito oggi l’assessore regionale al Welfare, Isabella Conti, in visita al carcere modenese Sant’Anna. Una tappa che segue quella di mercoledì scorso a Bologna, quando anche il presidente della Regione, Michele de Pascale, era entrato nell’istituto penitenziario della Dozza di Bologna. Insieme a Conti, anche il sindaco, Massimo Mezzetti, il vicesindaco e assessore alla Sanità, Francesca Maletti, l’assessore alla Sicurezza urbana di Modena, Alessandra Camporota, e una rappresentanza della Camera penale e del consiglio dell’Ordine degli avvocati di Modena.
Nel corso della visita, Conti ha ribadito le principali linee del Piano regionale d’azione triennale, il cui obiettivo primario è quello dell’integrazione socio-lavorativa delle persone sottoposte a provvedimenti dell’Autorità giudiziaria limitativa o privativa della libertà personale.
L’assessore, inoltre, ha sottolineato anche gli interventi su altri contesti di particolare rilevanza, tra cui i percorsi di inclusione sociale e abitativa e quelli di assistenza sanitaria. Proprio su questo fronte, la Regione ha destinato di recente un fondo di oltre 18 milioni di euro alle Ausl sedi di istituti penitenziari. Di questi, 2,6 milioni di euro spettano all’Ausl di Modena, a cui si aggiungono ulteriori 90mila euro per sostenere gli oneri relativi al personale negli Istituti penitenziari a presidio delle dipendenze.
Al centro del confronto con il direttore della casa circondariale, Orazio Sorrentini, tre temi comuni alla rete delle carceri a livello nazionale: il sovraffollamento, gli atti di autolesionismo tra i detenuti e tra gli agenti di Polizia penitenziaria e l’assistenza sanitaria.
'Come assessore regionale ho intenzione di visitare tutte le carceri dell'Emilia-Romagna, oltre a quello minorile del Pratello a Bologna– ha spiegato l’assessore Conti-. Stiamo lavorando a un protocollo regionale sulle carceri, perché è nostra responsabilità poter migliorare concretamente le condizioni di chi lavora e vive al loro interno, sia sotto il profilo sanitario, sia da quello del reinserimento sociale. E’, infatti, fondamentale che, una volta usciti dal carcere, le persone possano davvero essere reinserite e incluse nella società, e non rimanerne ai margini, perché questo significherebbe meno sicurezza, più alienazione e meno diritti per tutti'.
'In questa visita abbiamo trovato una situazione di oggettivo e evidente disagio che non riguarda solo i detenuti ma, anche, chi in carcere lavora come gli agenti di Polizia Penitenziaria– ha aggiunto il sindaco Mezzetti-.



