E questo è un segnale notevole: che il Pd carpigiano ha finito gli amministratori, o quantomeno non vuole promuovere al ruolo di sindaco quelli che ha. Non sono stati presi in considerazione gli assessori storici del Pd in giunta, Stefania Gasparini e Davide Dalle Ave, il primo al secondo mandato da assessore, il secondo già presidente del Consiglio comunale e assessore. Come non lo è stato il terzo assessore del Pd, Mariella Lugli, al primo mandato. Come Daniela DePietri, segretario del partito. Come Simone Tosi e Marco Reggiani, dirigenti storici. A nessuno di questi il partito ha proposto di fare il sindaco.
Per un partito che governa la città ininterrottamente dal dopoguerra non è un buon segnale. Fare il sindaco non è facile: richiede una preparazione specifica e soprattutto caratteristiche umane ben precise. Non basta aver visto qualche puntata del Dottor House né basta dire di avere un brutto carattere.
In ogni caso tutto muove dall’assenza di un reale competitor a destra, dove le scelte sono molto più semplici: chi ha lo scettro in mano candida chi poi dovrà andare in regione. Nel 2019 Federica Boccaletti fu imposta dalla Lega per essere lanciata alle regionali dell’anno successivo – e infatti a Carpi ottenne un ottimo risultato, addirittura migliore di quello di Isabella Bertolini a Modena. E oggi il copione sarà ripetuto con l’imposizione della candidatura di Annalisa Arletti, moglie del senatore e dominus di Fdi in regione Michele Barcaiuolo. Che a differenza della Boccaletti potrà contare sulle preferenze del marito, disponibili su tutta la provincia, e vincerà il seggio in scioltezza.
Eli Gold



