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Caso Amo, da Golinelli (Lega) attacco choc: 'Cosa pubblica ridotta a cosa nostra'

Caso Amo, da Golinelli (Lega) attacco choc: 'Cosa pubblica ridotta a cosa nostra'

Attacco choc al Pd. Parole gravi messe nero su bianco in un comunicato e che sicuramente faranno discutere visto quello che evocano


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'Quanto sta emergendo sul caso AMO è gravissimo. Non parliamo solo di un ammanco di mezzo milione di euro, ma del sospetto fondato di un sistema clientelare incrostato tra Partito Democratico e gestione delle partecipate. Un intreccio opaco di porte girevoli, silenzi compiacenti e controlli mancati. Altro che 'malagestione': la gestione cosa pubblica ridotta a “cosa nostra”'.
L'attacco choc al Pd arriva dal segretario provinciale della Lega di Modena, Guglielmo Golinelli. Parole gravi messe nero su bianco in un comunicato e che sicuramente faranno discutere visto quello che evocano.

'Vogliamo i nomi. Chi ha ricevuto quei bonifici? Dove sono finiti esattamente quei 500.000 euro, sottratti alla collettività? E con quali complicità? Il problema non è solo la dipendente licenziata. È chi l’ha promossa, chi non ha vigilato, chi ha firmato i bilanci senza accorgersi di nulla o – peggio – facendo finta di non vedere. Revisori “distratti” che oggi siedono in enti pubblici sempre guidati dalla Politica, amministratori che ieri gestivano AMO e oggi i Comuni, o che dirigono il Pd provinciale - scrive Golinelli -. Ciliegina sulla torta, a Carpi invece di affrontare lo scandalo a viso aperto, si preferisce parlare di cittadinanze onorarie a Mussolini, spalleggiati da una parte di Forza Italia. Una distrazione vergognosa e offensiva per i cittadini. Le dimissioni sono il minimo sindacale. Qui serve un’operazione verità e l’intervento della magistratura. Come Lega non abbiamo intenzione di stare a guardare e la deputata Laura Cavandoli ha già depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere al Governo di intervenire. Chi ha sbagliato paghi. E chi ha coperto, anche solo per appartenenza politica, venga rimosso da ogni incarico'.

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