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Caso Amo, quel bonifico per pagare il viaggio a Londrina di Reggianini che ha scoperchiato il vaso di pandora

Caso Amo, quel bonifico per pagare il viaggio a Londrina di Reggianini che ha scoperchiato il vaso di pandora

Viaggio di fine 2024 per inviare in Brasile la folta delegazione capitanata dall’assessore Paolo Zanca. Il nome di Reggianini non era mai uscito prima


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È quantomeno singolare il modo in cui sarebbe stata scoperta la dipendente di Amo, accusata di aver sottratto oltre 500.000 euro (qui i numeri secondo Amo): un bonifico sospetto per pagare il viaggio, pagato dal Comune di Modena, di Stefano Reggianini, già amministratore unico, a Londrina. Città brasiliana gemellata con Modena. Viaggio di fine 2024 che – come ricorderanno i lettori de La Pressa – era già stato all’origine di forti polemiche politiche, con la denuncia dello spreco di risorse pubbliche, per inviare in Brasile la folta delegazione capitanata dall’assessore Paolo Zanca. Il nome di Reggianini non era mai uscito prima, per quel viaggio. Ma oggi, per uno strano caso del destino, è proprio quel viaggio a far crollare il muro degli inganni (sempre secondo la tesi della Agenzia) della dipendente.

 

Perché il 16 aprile il direttore di Amo, Daniele Berselli, si accorge di anomalie su quel bonifico. Informando già il giorno successivo Reggianini. E qui le date sono importanti: Reggianini già dal 17 di aprile sapeva dell’esistenza di anomalie sui conti correnti.
Ma la denuncia della vicenda all’autorità giudiziaria sarà fatta solo il 25 giugno.
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Dopo che – in seguito a una fuga di notizie della quale non è ancora nota la fonte, che non è di certo l’attuale amministratore Andrea Bosi – i giornali avevano già dato ampio risalto alla questione. E qui c’è una stranezza non facilmente comprensibile.

 

Perché nonostante l’ammanco complessivo fosse già noto a fine aprile, con l’informativa data al sindaco Mezzetti il 29, Reggianini, invece di denunciare con tempestività per sequestrare il sequestrabile e per dare modo agli inquirenti di avviare le indagini il prima possibile, ha optato per indagini interne. Per arrivare a fine giugno a confezionare una corposa denuncia da 300 pagine. Molto precisa, ci mancherebbe, ma agli occhi dei cittadini all'apparenza tardiva?

 

Come mai questa scelta di effettuare indagini interne, chiamate “difensive”? E a difesa di chi? A nostro parere la scelta è stata unicamente politica. Reggianini, nel mese di maggio, doveva essere eletto segretario del Pd: fare uscire la notizia prima della nomina avrebbe comportato il suo siluramento.

 

Perché è innegabile che oggi questa nomina imbarazza molto il Pd, sempre politicamente parlando. Reggianini in questa vicenda non ha alcuna responsabilità. E neanche i 50.000 euro usciti dal suo bancomat – poi ridotti a meno della metà, a conti fatti (sempre come pubblicato da La Pressa) – sono a lui ascrivibili.
Ma è ovvio che il riverbero della notizia, arrivata al nazionale, getta sul Pd e sulla gestione partitocentrica della provincia di Modena molte ombre, delle quali il partito di Elly Schlein, proprio in casa di Stefano Bonaccini, non ha affatto bisogno.

 

Non è un caso che le uniche voci ufficiali a difesa di Reggianini finora sentite siano quelle indirette di Gian Carlo Muzzarelli, più preoccupato per la salita dei consensi per Massimo Mezzetti che per il calo del Pd. E dei parlamentari capitanati da Stefano Vaccari: che ha ben chiaro che le parlamentarie recentemente evocate da Bonaccini non si faranno mai. E che le nomine dei prossimi eletti a Roma competeranno proprio a Reggianini, se dopo questa settimana di passione sarà ancora segretario.

 

Magath
Foto: Agência UEL/André Ridão della delegazione modenese a Londrina, con Reggianini e Zanca (qui)
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Dietro allo pseudonimo Magath un noto personaggio modenese che racconterà una Modena senza filtri. La responsabilità di quanto pubblicato da Magath ricade solo sul direttore della testata.  Ci sono...   

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