“La Regione non conosce i dati sul funzionamento dei Centri per l’impiego. Un rifiuto giustificato con il poco tempo passato da quando il personale di queste strutture è passato sotto le funzioni di Viale Aldo Moro ma che secondo noi cerca di nascondere un flop di proporzioni gigantesche”. Andrea Bertani (nella foto) e Gianluca Sassi, consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle, cercano di accendere i riflettori sui dati dei Centri per l’impiego regionali. “Mentre Bonaccini attende la fine di febbraio per potere sventolare un foglietto firmato da Gentiloni in cui si parla di una possibile autonomia dai contorni imprecisi e dalle risorse incerte, quello che emerge è l’incapacità della Regione di gestire quello che ha già, vale a dire i Centri per l’Impiego – spiegano i due consiglieri regionali del M5S - A chi chiede dati per sapere cosa stanno producendo e come lo stanno facendo, quanti avviamenti vengono realizzati, quali le caratteristiche dei contratti di lavoro realizzati, viene risposto che la Regione purtroppo li gestisce solo da poco tempo, nonostante si tratti di competenze che risalgono al 1998 e l’Agenzia per il lavoro non è riuscita a migliorare una situazione a dir poco precaria. Se i dati fossero positivi, o semplicemente incoraggianti, se cioè trovasse lavoro una percentuale non marginale delle persone che si rivolgono ai CPI e una percentuale non marginale delle imprese che cercano personale si rivolgesse con successo (o semplicemente si rivolgesse) ai CPI, non ci sarebbe nessuna difficoltà a fornire dati e informazioni. Il fatto è che realisticamente la situazione emiliano-romagnola è identica a quella nazionale, in cui il ruolo dei Centri per l’impiego si attesta attorno al 3,6% degli incroci fra domanda ed offerta di lavoro. Peggio del privato che supera di qualche decimale il 5%. Anche importanti organizzazioni sindacali, come la CGIL, cominciano a dire che la nostra Regione non è più nemmeno in grado di fornire i dati, o di elaborare le risultanze del costosissimo Siler (il sistema informativo lavoro regionale). Tutto questo mentre la Regione, piegando la testa ai diktat del governo Renzi, ha destinato per due anni quota parte dei fondi UE per l’occupazione (il FSE) al pagamento degli stipendi del personale dei CPI. Il dato finale è che in Emilia-Romagna abbiamo almeno due volte e mezzo i disoccupati del 2007: allora erano 56mila, ma nel 2016 erano 140mila, a fronte di un aumento di circa 50mila occupati e di un forte incremento degli inattivi che non risultano disoccupati perché non vanno più ai CPI o perché lavorano in nero.
'Centri per l'impiego, cosìBonaccini nasconde il flop sul lavoro'
Andrea Bertani e Gianluca Sassi, consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle, riguardo alle attività dei Centri per l'impiego regionali
“La Regione non conosce i dati sul funzionamento dei Centri per l’impiego. Un rifiuto giustificato con il poco tempo passato da quando il personale di queste strutture è passato sotto le funzioni di Viale Aldo Moro ma che secondo noi cerca di nascondere un flop di proporzioni gigantesche”. Andrea Bertani (nella foto) e Gianluca Sassi, consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle, cercano di accendere i riflettori sui dati dei Centri per l’impiego regionali. “Mentre Bonaccini attende la fine di febbraio per potere sventolare un foglietto firmato da Gentiloni in cui si parla di una possibile autonomia dai contorni imprecisi e dalle risorse incerte, quello che emerge è l’incapacità della Regione di gestire quello che ha già, vale a dire i Centri per l’Impiego – spiegano i due consiglieri regionali del M5S - A chi chiede dati per sapere cosa stanno producendo e come lo stanno facendo, quanti avviamenti vengono realizzati, quali le caratteristiche dei contratti di lavoro realizzati, viene risposto che la Regione purtroppo li gestisce solo da poco tempo, nonostante si tratti di competenze che risalgono al 1998 e l’Agenzia per il lavoro non è riuscita a migliorare una situazione a dir poco precaria. Se i dati fossero positivi, o semplicemente incoraggianti, se cioè trovasse lavoro una percentuale non marginale delle persone che si rivolgono ai CPI e una percentuale non marginale delle imprese che cercano personale si rivolgesse con successo (o semplicemente si rivolgesse) ai CPI, non ci sarebbe nessuna difficoltà a fornire dati e informazioni. Il fatto è che realisticamente la situazione emiliano-romagnola è identica a quella nazionale, in cui il ruolo dei Centri per l’impiego si attesta attorno al 3,6% degli incroci fra domanda ed offerta di lavoro. Peggio del privato che supera di qualche decimale il 5%. Anche importanti organizzazioni sindacali, come la CGIL, cominciano a dire che la nostra Regione non è più nemmeno in grado di fornire i dati, o di elaborare le risultanze del costosissimo Siler (il sistema informativo lavoro regionale). Tutto questo mentre la Regione, piegando la testa ai diktat del governo Renzi, ha destinato per due anni quota parte dei fondi UE per l’occupazione (il FSE) al pagamento degli stipendi del personale dei CPI. Il dato finale è che in Emilia-Romagna abbiamo almeno due volte e mezzo i disoccupati del 2007: allora erano 56mila, ma nel 2016 erano 140mila, a fronte di un aumento di circa 50mila occupati e di un forte incremento degli inattivi che non risultano disoccupati perché non vanno più ai CPI o perché lavorano in nero.
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