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Congresso Pd, Bonaccini in affanno e ripetitivo. Schlein recupera

Congresso Pd, Bonaccini in affanno e ripetitivo. Schlein recupera

Bonaccini - partito con tutti i favori del pronostico - sembra arrancare, vittima di un approccio che sa di già visto e di un look ingessato


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Bonaccini davanti sulla Schlein, ma molto meno del previsto, anzi in molte Regioni è proprio il candidato dato per favorito a inseguire. E' questa la sintesi del voto nei circoli Pd, un voto tra gli iscritti prodromico alla sfida a due alle primarie aperte del 26 febbraio. Piace tra il popolo democratico l'approccio culturale e radicale della Schlein, piace la sua freschezza e anche l'essere donna (dato non da poco per una sinistra che ha dovuto prendere lezioni 'di genere' dalla destra meloniana). Viceversa Bonaccini - partito con tutti i favori del pronostico - sembra arrancare, vittima di un approccio che sa di già visto e di un look ingessato. Costretto in frasi di rito e gestualità ripetitive, a partire da quel pollice e indice pronti ad alzare meccanicamente gli occhiali a goccia ogni minuto.

A Milano addirittura Schlein stacca Bonaccini di 9 punti (dopo 56 convenzioni di circolo Elly Schlein ha ottenuto 651 voti, pari al 45%, Stefano Bonaccini 521 voti, pari al 36%, Gianni Cuperlo 222 voti, pari al 15,3%, Paola De Micheli 53 voti, pari al 3,7%) e a Pisa, con oltre il 30% dei circoli al voto, Elly Schlein è saldamente avanti, raggiungendo il 59% contro il 36% di Bonaccini.

Insomma, a dispetto delle previsioni, Bonaccini raccoglie meno consensi del previsto tra gli iscritti Dem e deve sperare di incassare voti 'di popolo' alle primarie aperte.
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In ogni caso, un dato appare ormai evidente: il Pd da queste primarie uscirà più spaccato che rafforzato. Al di là delle ovvie promesse di 'unità' dei due contendenti alla vigilia, dovesse vincere l'ala di sinistra rappresentata dalla Schlein difficilmente i 'governisti' di Bonaccini troverebbero una collocazione, mentre dovesse vincere Bonaccini (scenario che resta il più probabile), il nuovo segretario dovrebbe in ogni caso fare i conti con una fortissima opposizione interna.

Parallelamente mentre il Pd si fa la 'guerra' in casa, fuori, a livello nazionale, risulta sempre più marginale. Il primo partito di opposizione al Governo Meloni è saldamente il Movimento 5 Stelle di Conte, lo dicono i sondaggi. Mentre dal punto di vista della proposta il Terzo Polo appare più libero dagli equilibrismi Dem e senza timore di dirsi 'liberale'.
Insomma, fuori dalla enclave emiliana, il Pd appare in caduta libera. Dopo il 26 febbrario si vedrà se questa deriva troverà una inversione di rotta o un ulteriore impulso.
Giuseppe Leonelli
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