La decisione giunge dopo giorni di scambi pubblici e dopo il fallimento della precedente proposta. Conte, dimessosi da commissario dalla Commissione per essere audito, aveva indicato nei giorni scorsi la propria disponibilità per il 4 agosto o 5 agosto. Entrambe date destinate ad essere impraticabili: la concomitanza con i lavori dell’Aula avrebbe reso impossibile, così come è realmente successo, lo svolgimento delle attività delle Commissioni. Il Presidente Lisei, sapendo dei contestuali lavori dell'aula che avrebbero reso impossibile lo svolgimento della commissione, aveva sconvocato la seduta rinviando l’audizione.
Secondo diversi parlamentari di maggioranza, e secondo lo stesso Lisei e i commissari di Fratelli d’Italia, la disponibilità offerta da Conte sarebbe stata interpretata come un tentativo di evitare il confronto, indicando un giorno in cui la Commissione, per consapevolezza dello stesso Conte, non avrebbe potuto riunirsi. Da qui la scelta di rilanciare con una nuova data. 'Se Giuseppe Conte ha invitato la Commissione rendendosi disponibile in un giorno in cui non potevamo lavorare, allora chiediamo che venga il 6 agosto', ha dichiarato Lisei.
Il presidente fa riferimento anche a un post pubblicato ieri da Conte, in cui l’ex premier invitava Lisei e Fratelli d’Italia a 'smetterla con questo tiro e molla', dichiarandosi disponibile anche nei giorni successivi al 4 e 5 agosto, purché con un minimo di preavviso. Una richiesta che, secondo Conte, sarebbe necessaria per garantire un confronto ordinato. Lisei ha raccolto l’invito, proponendo la convocazione per il 6 agosto: una data che rientra nella finestra temporale indicata da Conte, seppur forse non con il preavviso auspicato.
Se l’audizione venisse confermata, sul tavolo potrebbero tornare alcuni dei nodi più discussi della gestione pandemica. La questione centrale dell’audizione di Giuseppe Conte, alla luce di quanto emerso dalle recenti testimonianze, in Commissione, anche di imprenditori coinvolti nella produzione di mascherine, soprattutto la gestione delle forniture durante l’emergenza Covid, con particolare attenzione alle consulenze molto costose pagate da alcune aziende per ottenere commesse pubbliche. Il caso più citato è quello della di una ditta che avrebbe versato 454.000 euro per una consulenza preliminare alle forniture: un elemento che alimenta interrogativi sul livello di controllo esercitato da Palazzo
Un secondo punto delicato è il ruolo dell’avvocato Luca Di Donna, ex collega di Conte nelle procedure per la fornitura, sui rapporti tra lui e l'allora presidente del Consiglio, e sulle dinamiche che hanno permesso all'avvocato di presentarsi come interlocutore influente.
Nelle prossime ore si capirà se Giuseppe Conte accetterà la proposta di essere audito il 6 agosto. La sua presenza potrebbe rappresentare un passaggio significativo sia sotto il profilo tecnico ma anche e soprattutto politico.


