Opinioni Lettere al Direttore

Stangata biglietto del bus, a Modena l’idea di sostenibilità è solo retorica

Stangata biglietto del bus, a Modena l’idea di sostenibilità è solo retorica

Come si giustifica l'aumento del biglietto singolo a due euro quando la sua validità resta ferma a 75 minuti?


3 minuti di lettura

Caro Direttore,
Da utente abituale degli autobus urbani, vorrei condividere alcune riflessioni sul trasporto pubblico modenese.
La prima domanda è semplice: come si giustifica l'aumento del biglietto singolo a due euro quando la sua validità resta ferma a 75 minuti, mentre nella maggior parte delle città italiane è di almeno 90? Si chiede ai cittadini di pagare di più offrendo, di fatto, meno.
Ancora più difficile da accettare è il livello di evasione tariffaria. Chi utilizza quotidianamente gli autobus sa bene che non è raro vedere persone salire senza nemmeno preoccuparsi di convalidare il biglietto. Dispiace dirlo, ma il fenomeno riguarda in larga parte cittadini non autoctoni, pur coinvolgendo anche molti giovani italiani. Nel frattempo, i controllori sembrano essere diventati una rarità. Così il messaggio che passa è semplice: chi rispetta le regole paga anche per chi non lo fa.
Poi c'è il nodo degli orari. È davvero normale che alcune linee concludano il servizio alle 20 o persino prima? E che, includendo paradossalmente anche i collegamenti con gli ospedali, dopo le 20.45 la città sia praticamente priva di trasporto pubblico? In questo modo non si incentiva certo l'abbandono dell'auto privata, ma si ottiene l'effetto opposto.
Esistono esempi virtuosi dai quali prendere spunto.
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A Londra, ad esempio, si investe in controlli capillari, personale dedicato e sistemi che rendono molto più difficile viaggiare senza pagare. Perché non pensare anche da noi a un'organizzazione che obblighi a salire dalla porta anteriore, a scendere da quelle posteriori e a introdurre strumenti tecnologici capaci di individuare con maggiore efficacia gli evasori? Sono investimenti che si ripagano da soli, perché chi sostiene un esborso per ricevere il servizio non può essere sempre l'unico a sostenerne i costi.
Ironia della sorte, l'unico elemento davvero all'altezza è la qualità dei mezzi. Gli autobus sono moderni, silenziosi e confortevoli. Ma un buon autobus, da solo, non basta. Se il servizio è poco frequente, termina troppo presto e i controlli sono quasi inesistenti, il risultato è un sistema che appare efficiente solo in superficie.
Se tutti pagassero il biglietto, si creerebbe un circolo virtuoso: maggiori entrate, meno necessità di aumentare le tariffe e più risorse da destinare al miglioramento del servizio. Allo stesso tempo, sarebbe opportuno introdurre formule di abbonamento più convenienti anche per i lavoratori e per il ceto medio, non soltanto per studenti e anziani, così da rendere il trasporto pubblico una scelta economicamente vantaggiosa.
Infine, c'è il tema del coraggio politico.
Ampliare le zone a traffico limitato può essere impopolare nell'immediato, ma rappresenta uno degli strumenti più efficaci per spingere i cittadini verso mezzi di trasporto alternativi. Naturalmente, questa scelta ha senso solo se il trasporto pubblico è realmente efficiente.
Concludo con una provocazione. Il modenese medio è più restio a cambiare abitudini rispetto al bolognese: lo affermo con cognizione di causa. Proprio per questo servono amministratori capaci di guidare il cambiamento, non di inseguire il consenso. Perché continuare a parlare di sostenibilità, riduzione delle emissioni e lotta al traffico senza affrontare i problemi strutturali del trasporto pubblico significa fare molta retorica e poca politica.
Le rivoluzioni non iniziano con un aumento del prezzo del titolo di viaggio, ma con un programma capace di convincere i cittadini a lasciare l'auto in garage. Oggi, ahimé, siamo ancora molto lontani da questo obiettivo.
Cordiali saluti
Leonardo Ravaioli
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